Archivi del mese: Aprile 2013

Frase del giorno

“La Sardegna senza il Billionaire, diciamoci la verità, cos’ha di bello da offrire? Quell’acqua trasparente… quelle spiagge incontaminate… tutto bello, eh… ma senza un moijto con l’ombrellino di Swarowski… che ci vai a fare in Sardegna? Tanto vale che te ne stai a Chieti Scalo…”

BRUNO VESPA

brunovespa15Bruno Vespa è un giornalista molto seguito e rispettato, ormai fa parte della vita quotidiana di ogni italiano con il suo programma “Porta a Porta” in onda su Rai Uno. Dott. Vespa fosse rispettabile lo sapevo, ma si è dimostrato anche molto umile concedendomi un’intervista alla Rai dove stava preparando una puntata molto impegnativa del suo programma. Ha una voce molto bella e si fa ascoltare volentieri anche per questo, molto simpatico e gentile come gli altri collaboratori del suo programma. Abbiamo parlato della politica e ha dato qualche consiglio anche ai giornalisti esordienti.

E’ diventato giornalista per scelta o per caso?

Per scelta naturalmente. All’età di sedici anni, il caso ha voluto che mentre frequentavo il circolo del tennis nella mia città, un ragazzo più grande di me mi ha detto: “Perché non vieni a collaborare con me al giornale?” e allora sono entrato e non l’ho più smesso.

Lei è sempre sotto pressione, quando si prende due giorni di relax che cosa ama fare?

Io amo fare tutto nel senso mi piace il mare, mi piace la montagna, mi piace la campagna, quindi vado al mare, vado in montagna, vado in campagna. L’Italia è talmente bella che c’è da scegliere.

Secondo Lei quali saranno le prime tre mosse del prossimo primo ministro?

Guardi, credo che ci sia un’emergenza economica, quindi penso prossimo governo cercherà subito di dare dei soldi agli italiani e di alleggerire le tasse, probabilmente. Non è facile ma probabilmente sarà questo… E’ la cosa più attesa onestamente.

Di che argomento tratterà il suo prossimo libro?

Il mio prossimo libro farà un viaggio abbastanza personale dal momento in cui sono nato fino al momento in cui uscirà il libro però, visto in chiave molto personale.

Che cosa ne pensa del Movimento 5 Stelle?

Un movimento importante visto che ha preso il 25% dei voti, ho la sensazione che alcuni voti siano frutto di un equivoco  nel senso che Grillo secondo me è un movimento di sinistra radicale, nonostante abbia anche degli atteggiamenti tipici della destra. Molta gente ha votato senza capire esattamente che cosa fosse. Infatti, credo che progressivamente perderà un po’ di voti ma resta comunque un movimento importante.

Perché perderà i voti progressivamente?

Perché intanto chi aspettava Grillo per condizionare il potere ha visto che per esempio Grillo ha perso l’occasione di eleggere il capo dello stato con il centro sinistra e anche di fare un governo con il centro sinistra. Questo non è piaciuto ad alcuni evidentemente, e poi molti elettori di centro destra hanno capito che Grillo è di sinistra e quindi non lo voteranno più.

Che cosa succederà nel PD? Secondo Lei Bersani dove ha sbagliato?

Ha sbagliato secondo me nell’insistere troppo con Grillo per fare un governo. Aveva il diritto di provarci ma era chiaro fin dall’inizio che Grillo non avrebbe accettato, allora avrebbe potuto smettere prima.

Che futuro vede Lei per Berlusconi?

Berlusconi è resuscitato varie volte. Questo dipende da quando si vota, se si vota presto ed io spero che non si voti presto, Berlusconi correrebbe ancora per la presidenza del Consiglio, ma io spero che lui faccia ”padre nobile” del centro destra con un ruolo sempre molto importante.

Lei sa bene che ad un giornalista esordiente viene offerto 10 Euro per un articolo, secondo Lei come si deve comportare il giornalista per affermarsi?

Senta all’inizio si accontenti anche di 10 euro, io ho cominciato gratis. Ho avuto uno stipendio di 5.000 lire che era molto molto poco quando io ho cominciato nel 1960. Molti lavorano gratis, molti continuano a lavorare gratis, poi se il giornalista vale, andrà avanti. So che c’è molto sfruttamento ma credo che migliorerà.

24.04.2013

Frase del giorno

“Dal 48 a oggi, cioè da De Gasperi a Monti, abbiamo cambiato 61 governi in 67 anni… 
Quasi uno all’anno… in media, un governo ci è durato meno delle espadrillas…”

Il cuore sballato di tutte le Imelda DI GABRIELE ROMAGNOLI

TRATTO DA VANITY FAIR 24.04.2013

 Vanity  Il capitano Solo

Il cuore sballato di tutte le Imelda

Manhattan, un musical dedicato all’ex tiranna filippina. In 28 canzoni la sua storia, e una teoria: a ubriacarla è stata la corruzione. Ma, come dice Cary Grant, “non si diventa se non quello che si è”. E questo vale anche per Ruby e le altre.

DI GABRIELE ROMAGNOLI

Che cosa ci faccio qui? Le luci stroboscopiche girano sulla mia testa e accanto a me Imelda Marcos canta “Amore e bellezza sono le sole cose che contano”. Here lies love, here lies love. Qui giace l’amore. Ha chiesto che lo scrivano sulla sua tomba. Ma a 83 anni è ancora viva, ha sepolto il marito da 24 anni, fa tuttora politica (regolarmente eletta in Parlamento) e se venisse a New York potrebbe assistere a questo musical che David Bryne le ha dedicato. Il pubblico sta in piedi e balla, gli attori non recitano, cantano e basta, come fosse un concerto di 28 canzoni, la scena è una discoteca, perché Imelda ne andava pazza, ne aveva una nel palazzo presidenziale e nella casa di Manhattan teneva una palla luminosa sul soffitto.

Che cosa ci faccio qui? E’ che mi piace David Byrne, ma soprattutto mi ha attratto una sua frase, mentre cercava di spiegare il progetto: “Penso che il potere dia una specie di euforia, simile a quella che provoca la disco-music, sei in ballo e dopo un po’ ti gira la testa”.

Ora, io ho un problema, con il potere e con la disco-music. Se per sbaglio mi capita una briciola di potere, cerco di scrollarmela. La mia canzone non è Everybody Wants To Rule the World (tutti vogliono governare il mondo) dei Tears for Fears, ma quella in cui Sting ripete “Free, free, set them free”, liberi, lasciali liberi. E, se devo agitarmi, meglio il cuore sordo della techno di quello gommoso della disco. Per cui resto pressoché impalato ad ascoltare i testi che ripercorrono la storia di Imelda.

Comincio così a capire il punto di vista di David Byrne.

Nella sua ricostruzione Imelda era una brava ragazza senza altre possibilità se non quelle dischiuse dal suo fascino, amava la mamma e la sua tata Estrella: una miss Manila qualunque, di quelle che sognano la pace nel mondo e un principe azzurro. Un giorno in un caffè incontra il senatore Ferdinand Marcos. Lui la corteggia per undici giorni, mandandole due rose (“una chiusa, una aperta”) e, prima di ripresentarsi, un anello con tanti diamanti quanto è durata la lontananza. Lei s’innamora, o qualcosa che assomiglia. Si sposano. Prendono il Paese (per ventun anni). Lei accumula ricchezze e stranezze. Le 2.700 paia di scarpe(tutto quel che di lei i più ricordano) sono soltanto una parte. Balla con Henry Kissenger, balla con l’emiro Khashoggi, balla allo Studio 54, balla da sola, nelle stanze di marmo e stucchi dorati. Poi si ferma stordita e, nel centro del teatro di Manhattan, si fa una domanda: “Sono ancora la stessa?”.

La tesi di Byrne è: quel che le è accaduto va sotto il nome di corruzione. Prendi una qualsiasi ragazza, la ubriachi, le offri il mondo e la trasformi nell’anima gemella del tiranno, la sua complice, il suo compassionevole specchio.

E’ una teoria diffusa, che non riesco a condividere, per nessuna delle piccole e grandi Imelda della storia e della cronaca. Usare l’amore come alibi è un crimine. Il resto, fesserie. Gli imputati e gli storici che fanno ricorso alla tesi della corruzione partono dal falso presupposto dell’innocenza delle persone e dei popoli. Dicono che “hanno venduto l’anima al diavolo”. Poveri diavoli, hanno avuto anime in saldo.

Prendi un qualunque uomo di potere, tiranno o no, accettabile o no, ripercorri la storia del rapporto con la donna che gli sta o passa accanto e troverai le stesse dinamiche. Da Eva Braun a Ruby Rubacuori passando per Hillary Rodham nessuno ha corrotto nessuno, ognuno è andato in cerca del proprio destino, l’ha trovato e ci si è confortevolmente adagiato. Le Imelda vincono concorsi di bellezza, alzano lo scettro, si guardano intorno e si domandano: è questo il mio regno? Vogliono di più.

Diventata First Lady delle Filippine, la signora Marcos rinnega Estrella che l’ha cresciuta. Quando quella bussa alla sua porta per chiederle aiuto le fa rispondere dai domestici che sta dormendo. Secondo David Bryne sta cercando di cancellare un passato di cui si vergogna. Dovrebbe vergognarsi del presente. Ma se quel presente esiste è perché non c’è mai stato un passato diverso.

Cary Grant, che di professione faceva l’attore, disse: “Non si diventa se non quel che si è”. Nessuno cambia veramente, ha soltanto una naturale evoluzione. Nessun altro interviene a forzarla. Sono le vergini a offrirsi al drago, quello se ne sta nella sua tavernetta al calduccio mentre fuori si allunga la fila. Sono i popoli a consegnarsi al clown, quelli fanno vecchi numeri da circo e manco s’aspettano più che la folla ci caschi. Sarebbe bello poter immaginare che nonostante tutte le avversità (il governo da mandare avanti, le ville da arredare, i tesori da spartire, le aziende a conduzione familiare da lasciare ai figli) le Imelda e i Ferdinand riescano ad amarsi veramente. Che il sentimento non abbia bisogno del poco o nulla intorno per sbocciare e rifulgere. Ma poi succede, alla canzone 14, che lei debba affrontare il più plateale dei tradimenti. E si arrabbia. E fa pace. E chiede in cambio, che cosa? Più potere. Alla fine è lei il comandante Marcos, lo è sempre stata. Il momento della corruzione è stato quello del suo concepimento, come per ogni Imelda, come per chiunque ami veramente solo quel che ha.

Esco dal teatro, ci sono 28 gradi, è primavera a Manhattan e la respiro disperso tra dieci milioni di persone. Perché dovresti voler governare il mondo quando puoi goderlo?

Frase del giorno

“Ho una grattugia per la noce moscata da sogno
Ho delle formine per i ghiaccioli, da sogno.
Ho un laser per la depilazione inguinale, da sogno.
Ho delle mentine al mentolo, da sogno.
Ma quando faccio la conchetta…è un incubo!”

“Un venerdì da “sciogno” perchè stasera torna Crozza!”

Frase del giorno

“Le iscrizioni agli istituti Agraria sono aumentate del 29%. E’ una bella notizia: sono tutte braccia rubate ai call center.”

IL GUAITO DELLE GIOVANI VOLPI

CoverGuaitoE’ un libro degno del suo titolo che fa riflettere su un tema che a mio avviso “non dovrebbe neanche esistere”, purtroppo è ispirato ad una storia vera. Spero che questo racconto riesca ad aprire una finestra tanto grande per far capire a tutti quanto è naturale amore e quanto è insensato estremismo. E’ uscito all’inizio dell’aprile e verrà presentato alla Fiera del Libro di Torino. Un racconto asciutto, una storia veramente emozionante che fa anche pensare. Per questo motivo ho intervistato lo scrittore Patrizio Pacioni che è al suo dodicesimo libro.

Dopo aver letto questa storia, mi sono sentita male, proprio male. Complimenti vivissimi! Come ha fatto a descrivere un mondo che a Lei dovrebbe essere così estraneo?

Confesso che è una sensazione singolare quella di ricevere complimenti da chi, per colpa mia, è rimasto turbato da percorsi e dettagli narrativi a volte (lo ammetto) piuttosto crudi, ma capisco benissimo il senso dell’affermazione: le emozioni sono ciò che rendono l’essere umano unico, guai a chi è immune dal provarne! Venendo a questo primo quesito, rispondo che è preciso dovere di uno scrittore cercare di conoscere a fondo ciò che ha intenzione di narrare e, laddove non riesca ad arrivare con la mente, devono essere l’anima e la fantasia a esplorare l’incognito. Tra l’altro non credo che ci sia poi una così grande distanza tra due mondi appartenenti a popoli che, a ben vedere, si bagnano nello stesso mare, non solo fisicamente. Per avvicinarmi ancora di più mi sono documentato, ho letto molto, ho avuto modo di parlare a lungo con persone che hanno avuto la cortesia e la pazienza di raccontarmi quotidianità e radici dei loro Paesi: amici cui devo molto e che, in fondo al romanzo,  ringrazio con riconoscenza.

Nel libro c’è una storia d’amore dolcissima, ma ci sono anche temi come razzismo ed estremismo. Quanto influenzano questi due concetti il mondo contemporaneo?

L’Amore è sorgente di ogni valore positivo, autentico e potentissimo motore di vita. Un dono di Dio, raro e prezioso che, purtroppo, non è però indipendente dal contesto in cui si trova a nascere e a svilupparsi. È come un fiore, che sboccia in un campo irrigato e inquinato da contrasti ideologici e conflitti, in un ambiente ostile nel quale, molto spesso, si preferisce urlare e aggredire, piuttosto che confrontarsi serenamente: a volte riesce a svilupparsi rigoglioso, nonostante tutto, irradiando luce e colori ed emanando il suo ineffabile profumo. A volte invece, purtroppo, finisce per rimanere soffocato da rovi spinosi d’intolleranza e di odio, sempre più aggressivi.

Perché si è ispirato ad una storia del genere? E’ un fatto personale?

Di solito capita che le storie nascano spontaneamente nella mente, frutto di una elaborazione e rielaborazione mentale inintelligibile, di un processo creativo misterioso. Nel caso de “Il guaito delle giovani volpi”, però, è accaduto qualcosa di profondamente diverso. Quando si diffuse la notizia dell’uccisione della giovane pakistana Hina Saleem a Sarezzo, proprio nella zona di Brescia, ne rimasi colpito in modo straordinario; anche perché, praticamente da sempre, quello della violenza sulla donna, di qualsiasi tipo e di qualsiasi derivazione, è un tema al quale mi sento particolarmente sensibile e che ho già trattato in Mater, un romanzo al quale sono particolarmente affezionato. La prima reazione fu quella di scrivere una specie di instant-book, raccontando una storia che potesse estrarre dalla mia coscienza e riversare al mio pubblico “a caldo” le devastanti emozioni che mi travagliavano in quel momento. Ben presto, però, mi resi conto che un tema come questo meritava un maggiore approfondimento, così decisi di mettere a freno l’impulsività, costruendo qualcosa di più solido e meditato. Non per questo meno visceralmente sentito e spontaneo, però.

In quanto autore, quando sente il bisogno di fare diventare una storia un libro?

Io credo che le “storie” (a parte forse proprio il caso de “Il guaito delle giovani volpi”, come detto prima, siano come buon vino messo a fermentare: vengono introdotte nella mente dello scrittore, che spesso ne è inconsapevole,  da una situazione, da un incontro, dall’osservazione di questa o quella persona. Poi restano lì, a macerare nel magazzino delle memorie e dell’anima per mesi o per anni, finché non arriva il momento in cui bussano prepotentemente chiedendo di essere esplicitate e tradotte in parole. Tanto per fare un esempio è da anni che ho in mente un certo progetto narrativo  che vorrei trasformare in romanzo: è laggiù, in fondo al cassetto, ma quando sto per tirarla fuori, ecco che un altro “qualcosa” passa avanti e ne prende il posto. Per fortuna si tratta di faccende in cui ho imparato ad avere pazienza, verrà anche il momento giusto anche per quella storia.

Qual è l’atteggiamento degli italiani nei confronti degli stranieri, segnatamente degli extra-comunitari?

Non a caso, parlando di questo romanzo, metto l’accento sul binomio integrazione / integralismo / che, a pensarci bene, sono le facce opposte di una stessa moneta. La mancata di integrazione nel Paese in cui si trasferisce un emigrato dipende spesso, in larga misura, anche dalla mancata accettazione da parte della comunità di accoglienza. In poche parole, il non sentirsi parte di un nuovo tipo di società spinge gli individui più smarriti a cercare aggregazione e protezione nei valori più tradizionali della propria terra d’origine che, nell’isolamento, fatalmente tendono a radicalizzarsi. Detto questo, che anche in Italia ci sia diffidenza in certi strati sociali e in certe ben determinate plaghe geografiche nei confronti dell’emigrazione è fenomeno che non si può negare. Del resto qualcosa di analogo già si verificò nel mio Paese allorché, con prepotenza, cominciarono a  muoversi massicce correnti migratorie interne, lungo l’asse sud-nord. È noto che ci sono due ordini di motivazioni alla base di un certo tipo di xenofobia para-razzista: il primo è costituito dalla preoccupazione nutrita dagli strati più alti della società che possa verificarsi una qualche turbativa a un ordine di rapporti di forza che si vorrebbero cristallizzati per sempre per quel che sono. Dall’altro, dalla parte opposta della scala sociale, il timore che i nuovi arrivati possano sottrarre lavoro a medio-basso livello di specializzazione. L’Italia non fa eccezione a questa regola ma, a mio avviso, col passare del tempo, sia pure lentamente, l’idea che si possa arrivare a una maggiore mobilità interraziale si sta facendo strada. Da parte mia mi auguro che questo processo possa andare avanti il più velocemente possibile, ma con un’attenzione e una prudente progressività tali da non creare, nell’interesse di tutti, movimenti troppo turbinosi.

Aveva già amici stranieri o l’idea di questo libro l’ha avvicinata agli stranieri?

Premetto che, dal punto di vista personale, la parola “straniero” è un vocabolo che uso solo raramente e con grande riluttanza, dal momento che non credo che sia la nazione di provenienza di un uomo o di una donna a poter costituire una barriera. Mi è “straniero” il violento, il prevaricatore, lo sfruttatore, il disonesto, non altri. Certo, c’è l’ “incognito”, colui che ha una radice culturale e/o religiosa diversa dalla mia; “incognito”, però, può essere anche chi, nell’ambito della stessa nazione, della stessa regione, della stessa città, vive realtà sociali e/o culturali diverse dalla mia, pur essendo un mio connazionale. Più in generale risulta indubbio che le diversità, in certi casi, possono rappresentare un fossato che, però, si può riempire e appianare facilmente, purché ci sia la buona volontà di farlo. Come? Molto semplicemente aprendosi al dialogo, alla reciproca scoperta, a un sereno e arricchente confronto. Ecco, in questo senso posso senz’altro affermare che, causando la necessità di conoscere più in profondità costumi, usanze e credenze differenti dai miei, questo nuovo romanzo mi ha senz’altro avvicinato agli “stranieri”.

Lo scrittore è quello che crea un mondo nuovo o quello che si ispira ai mondi già esistenti?

La risposta non può che essere un duplice sì: un buono scrittore, a mio modo di vedere, affonda i piedi nella realtà, la rielabora con la fantasia e la utilizza come argilla magica, per costruire nuove situazioni, nuovi ambienti, nuovi piani d’esistenza. Chi si limita a descrivere la realtà è un cronista. Chi invece crea solo  mondi alternativi è un poeta. Io, invece, sono uno scrittore, appunto.

Cosa significa scrivere per Lei? E’ un modo di vivere per creare o uno stato mentale dell’avere una storia da raccontare?

È una terapia alle angosce. È lo sfogo per quell’occulto delirio di potenza che coglie i narratori, autorizzati a creare e a distruggere i personaggi delle loro storie, plasmandone a piacere le esistenze. È il mio modo preferito di comunicare al prossimo, a un livello più profondo, idee ed emozioni. È  gioco meraviglioso, è vizio, è costante stimolo alla conoscenza e all’approfondimento.

Alla fine sì, lo confesso: è una vera  e propria ragione di vita

Il libro come è stato accolto? Chi vorrebbe che leggesse il Suo libro? Chi è il Suo pubblico?

L’accoglienza riservata da critica e pubblico a “Il guaito delle giovani volpi” è stata talmente positiva da sorprendere persino me. Pensavo che, dato lo spessore e la complessità del tema trattato, solo una parte dei lettori avrebbe potuto apprezzare pienamente un romanzo di questo genere, ma evidentemente sbagliavo,  e di grosso, anche: sono arrivati (e continuano ad arrivare, sempre più numerosi) giudizi lusinghieri, provenienti da lettori di ogni età, estrazione sociale e livello d’istruzione. La cosa singolare è che, nei riscontri che ricevo, ciascuno sembra trovare un personale angolo di gradimento: c’è chi apprezza la tensione del plot, chi invece l’intensa storia d’amore tra Fatima e Paolo, chi ancora l’analisi dei problemi legati al tema di fondo integrazione/integralismo. Ciò che vorrei davvero è che questo lavoro fosse letto e valutato con equilibrio e volontà di dialogo dal maggior numero possibile di islamici: per loro un’occasione forse unica di capire come sono visti da una angolazione esterna, per me quella di essere corretto, magari anche smentito clamorosamente, per correggermi in caso di eventuali abbagli, sugli equivoci d’interpretazione nei quali, inevitabilmente, posso essere incappato avvicinandomi (peraltro sempre con grandissimo rispetto) a un pensare e a un agire proprio di un’altra cultura.

Chi è il “mio” pubblico? Semplicemente non ne ho, non ne voglio. Uno scrittore non deve ritenere di “possedere” un pubblico, sarebbe un errore fatale. Dunque “il mio pubblico”, cambia di anno in anno, componendosi e dissolvendosi, volta per volta, nell’aggregato di chi legge il libro di turno; liberissimo, in ogni momento e in ogni occasione, di osannare uno dei miei romanzi e stroncarne crudelmente un altro.

Secondo Lei questa storia potrebbe diventare un film?

Il mio stile di scrittura è fortemente influenzato dalla passione che nutro per teatro e cinema. Del primo emergono soprattutto i dialoghi, nella costruzione dei quali molto debbo a quanto direttamente appreso dal grande e compianto Ed Mc Bain, che considero il mio principale maestro. Del secondo la velocità e il taglio dei capitoli, che, almeno nelle mie intenzioni, rappresentano vere e proprie sequenze da film. Insomma, nel momento stesso in cui scrivo, “vedo” le mie opere già messe in scena nell’una o nell’altra modalità di rappresentazione. Ciò premesso, in effetti, fra tutti i miei romanzi, “Il guaito delle giovani volpi” è, probabilmente, quello che si presterebbe meglio e più agevolmente a una riduzione cinematografica: ne ha infatti tutte le caratteristiche, dalla coralità e dalla fluidità di linguaggio dei personaggi alla suggestione delle ambientazioni, dalla spettacolarità di alcune scene alla drammatica  e crescente tensione che caratterizza il plot. Sì, penso che ne verrebbe fuori davvero un bel film: c’è qualche regista interessato in ascolto?

Per saperne di più: sito

23 APRILE E LA SUA IMPORTANZA

Ataturk2Oggi è 23 Aprile, una data molto importante per la Turchia. E’ l’anniversario dei primi mattoni della Repubblica Turca, perché nel 23 Aprile 1920 è stato creato il Parlamento turco, cioè “la sovranità” è passata al popolo. Il potere è passato dall’Imperatore ai cittadini, il termine “cittadino” degli eletti del Movimento 5 Stelle forse mi piace ancora di più per questo motivo.  Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Repubblica Turca ha regalato questo giorno ai bambini di tutto il mondo, perché secondo lui bisognava investire in bambini, per questo per prima cosa ha investito nella scuola, nell’educazione. Ha fatto riforme importantissime per modernizzare la Turchia degli Ottomani, la riforma dell’alfabeto, del cappello e il diritto di suffragio alle donne(nel 1934) sono tra le sue tre riforme più importanti. Era un leader unico, bellissimo, laico, moderno, con un cuore grandissimo che ha saputo regalare ai bambini una festa nazionale.  Oggi si uniscono in Turchia i bambini di tutto il mondo, canteranno, reciteranno, giocheranno, balleranno e mangeranno insieme.  Vi faccio un appello, fate come me,” pensate di essere in Turchia a festeggiare insieme ai bambini, e fateli gli auguri!” In un mondo in cui ci sono partiti “pro pedofili”( che spero saranno presto sterminati!) dimentichiamo tutte  le schifezze e cerchiamo di pensare come i bambini, tanto anche noi “gente per bene” siamo in tanti e sappiamo apprezzare la dolcezza e l’innocenza dei bambini come diceva Ataturk “ sono nostro futuro” , che oggi fate i bambini, sorridete, credete, dimenticate la crisi! Che gioia essere bambini! Che bello tornare bambini, almeno per oggi non  preoccupatevi di niente! Tanto al governo deve pensare Napolitano! Auguri a tutti i bambini, a chi sa esserlo, e a chi è bello e pulito dentro

ITALYA’DA CAN ACITAN GERCEKLER

Italyan politikasi aylardir suren showuna devam ediyor. Italya’da siyasi partilerin koalisyon kuramamasi daha dogurusu kurmak istememeleri sebebiyle “hukumetsizlik” durumu devam etmekte. 2008 yilindan beri agir bir ekonomik kriz gecirmekte olan Italya, politik kriz nedeniyle ekonomik ve sosyal durumu daha da zora sokmakta olan bir sarsinti yasiyor. Subat ayinin sonunda yapilan secimlerde cok buyuk surpriz gelismeler yasandi.  Artik siyasi sahneden silinecegi dusunulurken Berlusconi 7.800.000 oy aldi, ve 2009 yilindan beri liderinin meydanlarda yaptigi konusmalar ve internetteki blogunda yaptigi aciklamalar ile dikkatleri ceken 5 Yildiz Haraketi Partisi 8.700.000 oy aldi. Ulke su an uce bolunmus durumda,

Sag parti ve lideri Berlusconi

Sol parti ve lideri Bersani

5 Yildiz Hareketi Partisi ve Grillo

Italya bu durumda uce bulunmus durumda, belki de dorde, cunku Demokrat Parti’nin ic durumu hic iyi degil. Bir tarafta yenilgiyle suclanan parti’nin genel sekreteri Bersani diger tarafta kendisine partinin genel baskanlik secimlerinde yenilmis olan, Berlusconi’nin tek rakibim diye adlandirdigi karizmatik, tatli sert, inatci Matteo Renzi. Bir tarafta Berlusconiciler, diger tarafta kendi icinde ikiye bolunmekte ya da parcalanmakta olan Demokrat particiler, diger tarafta her iki tarafa da artik yeter diyen ve “herkese maas, is, konumunu kullanip calip cirpmaya son diye meydanlarda bagirarak ve internet araciligi ile kendi prensiplerini yayginlastirmis, halkin yonetici konumuna gecmesini savunan 5 Yildiz Hareketcileri.

Ulkenin acilen yeniden yapilandirilmaya ihtiyaci var. Italya’nin ozellikle isci kesimini zora dusuren agir vergi sistemini bir an once duzeltmesi ve isveren ve iscilere yardimci olacak yeni kanunlar yapmasi gerek. Tam bir yildir hergun 1000 adet isyeri kapanmakta, 2500 kisi isten cikarilmakta ve 600 kisi “fakir” sinifina dahil olmakta. Protesto yuruyuslerinde aglayan insan daha once hic gormemistim, simdi aglayani da var Italya’nin disborcu toplam 2.020 milyar euro ve bu borcun yillik faizi 89 milyar euro. Hukumet ic borclarinin bir kismini yeni odemeye basladi, herkesin hayatini gereksiz yere zorlastiran bu anlamsiz burokrasiden kurtulunmasi gerekiyor. Ekonomik kriz o kadar agir bir durumda kibu nedenle intihar edenlerin sayisi artiyor. Bu Italya icin cok buyuk bir ayip, evet Italya hala cok guzel, inanilmaz deger ve muhtesem guzellikte muzelere  ve tarihi degerlere sahip ama bu guzellik ve sadece turizm karin doyurmuyor. Vatandaslarin acilen somut cozumlere ihtiyaci var. Oniki yillik italyan hayatimda ilk kez italya icin uzulmeye basladim. Kriz su an Italya’da en cok kullanilan kelime, ekonomik kriz, politik kriz, sosyal kriz. Dilerim siyasi parti liderleri once ve sadece “Italya ve italyan halkini” dusunerek hareket edip, acilen gerekli kanun degisiklerini yapip  ekonomiyi yeniden canlandirmayi ve insanlara hem umut hem de hakettikleri insani degeri vermeyi basarirlar. Napolitano’nun tekrar Cumhurbaskani secilmesi halk tarafindan eski politikaya devam edileceginin bir gostergesi olarak gorulse de ben yakin zamanda bir takim degisikliklerin olacagini umit ediyorum, cunku bu durum boyle devam edemez. Buyuk ihtimal ile bu hafta icinde Italya’nin yeni bir hukumeti olacak, ben de gelismeleri sizlere aktarmaya devam edecegim.

23 nisan kutlu olsun!

Ataturk3Tum cocuklarin ve kendini cocuk hisseden herkesin 23 nisan bayramini en icten dileklerimle kutluyorum.Yuce Ataturk’e bir kez daha cocuklari dusundugu icin sonsuz tesekkurler ediyorum!