Archivi del mese: giugno 2013

CASO RUBY E IL SENSO DI PUDORE

Penso che sia giusto che chi sbaglia paghi, e ho fiducia nella giustizia. Però devo sottolineare qualcosa di grave nel processo Ruby, la gente cerca di condannarla con cattiveria gratuita, chi è coinvolto ha già pagato con l’umiliazione nei confronti della loro famiglia, amici etc…  che abbiano ragione o torto già esserne coinvolti è una condanna in sé… Penso che le intercettazioni e la loro divulgazione siano esagerati, contro la dignità umana. Come ci ha ricordato Giuliano Ferrara “alzi la mano chi non ha peccati”, penso che Ruby abbia il diritto di rifarsi una vita dignitosa, e anche tutti gli altri nomi coinvolti. Tutti possono sbagliare, è importante capire l’errore e non farlo più. Ognuno impara questo a modo suo durante il corso della vita. Penso che se qualcuno di noi vedesse Ruby sulla strada o nel supermercato, dovrebbe solo incoraggiarla a crescere sua figlia con dignità non con gli insulti gratuiti o almeno far finta di niente e lasciarla vivere la sua vita. Parlo da una giornalista-mamma, ragiono con cuore. Spero presto sapremo agire col senso di pudore nei confronti di chi ha sbagliato, non è bello sottolineare i difetti, il vero giudice è il Signore, tutti dovremo rendere conto a lui e finché arriva quel momento meglio fare affari propri invece di ficcare il naso in quello degli altri.

Berlusconi: “Non abbandonerò la mia battaglia per migliorare l’Italia”

Vi riporto la dichiarazione del Presidente Berlusconi, ed è stata inviata per email agli iscritti online di PDL. Ascoltiamo il suo parere. Silvio Berlusconi: “Ero veramente convinto che mi assolvessero perché nei fatti non c’era davvero nessuna possibilità di condannarmi. E invece è stata emessa una sentenza incredibile, di una violenza mai vista né sentita prima, per cercare di eliminarmi dalla vita politica di questo Paese. 

Non è soltanto una pagina di malagiustizia è un’offesa a tutti quegli italiani che hanno creduto in me e hanno avuto fiducia nel mio impegno per il Paese. Ma io, ancora una volta, intendo resistere a questa persecuzione perché sono assolutamente innocente e non voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell’Italia un paese davvero libero e giusto.”

SIBILLA MORANDI ESTETICA A FIRENZE

Sibilla Morandi Estetica a Firenze apre il nuovo “Lounge” questo nuovo spazio è un “salotto” dedicato al benessere, un ambiente attrezzato e accurato dove  dedicarsi “alla ginnastica estetica”. Da Sibilla Morandi Estetica è possibile trovare gli ultimi trattamenti estetici mirati che danno anche risultati duraturi nel tempo, io personalmente ho provato alcuni e sono una fan del centro estetico da più di due anni. Sibilla vi esamina e vi consiglia il trattamento più adatto alle vostre esigenze, ogni vostro passo nel centro è registrato per monitorare i risultati, ha un team di medici, estetisti, ora con il “Lounge” anche allenatori. Sibilla Morandi Estetica è un posto in cui ogni dettaglio è curato per dare il massimo ai clienti. Se volete diventare più “belle” è assolutamente il posto che fa per voi, sarete seguiti dai professionisti bravissimi nel loro settore e otterrete risultati. Lunedì 01 luglio alle ore 19.00 c’è inaugurazione dell’ apertura del nuovo “Lounge” in Via E. G. Bocci 81 Firenze, per saperne di più www.sibillamorandiestetica.it

LA COLPA DI BERLUSCONI…

Sinceramente trovo esagerato l’accanimento nei confronti del Cavaliere, mentre ci sono problemi gravissimi da risolvere occuparsi della vita privata di un personaggio in questo momento sembra veramente insensato. Io l’ho conosciuto personalmente e devo dire che mai visto un uomo così gentile, disponibile e di cuore. L’ho rincorso per più di un anno per intervistarlo e alla fine l’ho conosciuto anche se l’intervista non l’abbiamo ancora fatta perché alla fine della campagna elettorale era veramente stanco e non c’era più tempo. Berlusconi quando ti vede, ti ascolta e ti rispetta. Non è da tutti, “mostrare” rispetto a chiunque, penso che tantissimi possono testimoniare che uno che tratta “tutti gli esseri umani” con rispetto. Come ha scritto Alessandro Sallusti, nessuno mi può far credere che lui abbia abusato di una donna. Penso che quando uno è ricco e ha successo diventa un bersaglio facile su cui sfogarsi la rabbia anche se non ha colpa e questo non è giusto. Condannarlo a 7 anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici danneggia l’immagine d’Italia, e non penso che si arrendi e non faccia più politica. E la fa anche bene, mentre si pensava che Pdl fosse finita lui ha fatto risorgere centro destra con la sua capacità di saper entrare in sintonia con il popolo e lo rifarà. Non penso che ci sarà un altro personaggio dotato di grande carisma come Silvio Berlusconi. E’ uno di quegli uomini che non invecchiano mai, perché ha voglia di fare e ha voglia di vivere. Forse è troppo solare, e la sua personalità così colorata attira non solo troppa attenzione ma anche troppa gelosia nei suoi confronti. Se gli italiani l’hanno votato da vent’anni e se lui ha resistito per vent’anni agli attacchi e ancora c’è un motivo ci sarà. Io personalmente lo posso confermare che Silvio Berlusconi è un vero “signore”.

MACELLERIA

TRATTO DA Il Giornale del MARTEDì 25 GIUGNO 2013

CASO RUBY: 7 ANNI A BERLUSCONI

MACELLERIA

Pur di condannarlo, i giudici superano la Boccassini e inventano un complotto: 32 persone avrebbero testimoniato il falso. E’ follia giudiziaria. Marina difende il padre: “Sentenza già scritta.” Il Cav: “Resisterò. Sostegno a Letta? Deciderà il Pdl.”

di Alessandro Sallusti

C’era un solo modo per condannare Silvio Berlusconi nel processo cosiddetto Ruby: fare valere il teorema della Boccassini senza tenere conto delle risultanza processuali, in pratica cancellare le decine e decine di testimonianze che hanno affermato, in due anni di udienze, una verità assolutamente incompatibile con le accuse. E cioè che nelle notti di Arcore non ci furono né vittime né carnefici, così come in Questura non ci furono concussi. Questo trucco era l’unica possibilità e questo è accaduto. Trenta testimoni e protagonisti della vicenda, tra i quali rispettabili parlamentari, dirigenti di questura e amici di famiglia sono stati incolpati in sentenza, cosa senza precedenti, di falsa testimonianza e dovranno risponderne in nuovi processi. Spazzate via in questo modo le prove non solo a difesa di Berlusconi ma soprattutto contrarie al teorema Boccassini, ecco la spianata strada alla condanna esemplare per il capo: sette più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, esattamente la stessa pronunciata nella scena finale del film Il Caimano di Nanni Moretti, in cui si immagina l’uscita di scena di Berlusconi.

Tra questa giustizia e la finzione non c’è confine. Siamo oltre l’accanimento, la sentenza emessa ieri è macelleria giudiziaria, sia per il metodo sia per l’entità. Ricorda molto, ma davvero molto, quelle che i tribunali stalinisti e nazisti usavano per fare fuori gli oppositori: i testimoni che osavano alzare un dito in difesa del disgraziato imputato di turno venivano spazzati via come vermi, bollati come complici e mentitori, andavano puniti e rieducati. Come osi, traditore – sostenevano i giudici gerarchi – mettere in dubbio la parola dello Stato padrone? Occhio, che in galera sbatto pure te.

Così, dopo Berlusconi, tocca ai berlusconiani passare sotto il giogo di questi pazzi scatenati travestiti da giudici. I quali vogliono che tutti pieghino la testa di fronte alla loro arroganza e impunità. In trenta andranno a processo per aver testimoniato la verità, raccontato ciò che hanno visto e sentito. Addio Stato di diritto, addio a una nobile tradizione giuridica, la nostra, in base alla quale il giudizio della corte si formava esclusivamente sulle verità processuali, che se acquisite sotto giuramento e salvo prova contraria erano considerate sacre.

Quanto al presidente Berlusconi, sono certo che saprà cosa fare. Se è ancora in piedi dopo 18 anni nei quali gliene hanno fatte di ogni, non sarà certo la sentenza di ieri a farlo desistere. Per quel che vale, permettetemi di dire se avessi non dico un indizio ma un solo dubbio che il presidente abbia molestato una donna anche una sola volta in vita non sarei qui a scrivere queste righe. Frequentando un po’ l’ambiente, e avendo conosciuto l’uomo, ho assoluta certezza del contrario. Stiamo parlando di un galantuomo, mattacchione sì, ma di gran lunga moralmente più integro dei suoi accusatori e giudici. Il che rende di maggior gusto resistere a questa porcata. E alle prossime.

Alessandro Sallusti

Il TESORO TURCO DI DERYA VAROL

DeryavarolIl Tesoro Turco” è un libro di storia che spiega gli origini della lingua turco, scritto da Derya Varol che è un ingegnere meccanico laureato dall’Università di Istanbul Studi Tecnici, ma racconta che non era molto attratto da quello che aveva studiato. Voleva contribuire alla società con le sue ricerche, dopo un progetto malandato nel suo settore, ha cominciato a fare delle ricerche sull’origine della lingua turco, e durante le ricerche ha fatto delle scoperte talmente interessanti e preziose che vi può far capire pure “Il Codice da Vinci”. Il libro è intitolato “Il Tesoro Turco”, ed è frutto di una lunghissima e molto accurata ricerca, spiega molti dettagli della lingua e svela i fatti storici dell’epoca. Derya Varol ha cominciato a fare le ricerche nella Biblioteca storica di Beyazit, e racconta “una scoperta diventava la chiave della successiva scoperta”, dopo ha iniziato a verificarle. Gli argomenti trattati sono molti, Storia Antica, Lingue Antiche e Iscrizioni Antiche, Mitologia e Storia delle Religioni. Varol dice che questo libro è composto dai pezzettini di puzzle di questi vasti argomenti, e secondo lo scrittore “aver studiato matematica e logica” ha aiutato tanto a comporre il puzzle finale. “Il Tesoro Turco” è il primo volume della ricerca di circa 5 anni. E aggiunge che ci sono poche descrizioni perché non voleva oscurare le scoperte svelate, per questo ha evitato di “troppo” descrizione. Ci sono scoperte che  dimostrano che Ares era nato dalla lingua turco, che Zeus è Oghuz che arrivò nel 1700 in Babilonia, che i Cassiti governarono Babilonia molto più lungo del saputo. Sono solo alcuni esempi dei segreti e scoperte che il libro racconta e rivela. Varol ha auto pubblicato il primo volume, e spera che presto il libro verrà tradotto in italiano e lo si vedrà anche nelle librerie italiane. ISBN (978 605 6233302) per saperne di più www.deryavarol.com

Le quaranta porte

TRATTO DA “LE QUARANTA PORTE” DI ELIF SHAFAK RIZZOLI ROMANZO

“La vera sporcizia è quella interiore. L’altra basta lavarla via. Ma esiste un tipo di sporco che non si può pulire con l’acqua pura, e sono le macchie depositate da odio e fanatismo a contaminare l’anima. Con l’astinenza e il digiuno puoi purificare il corpo, ma solo l’amore può purificare il cuore.”

Islam, Chiesa, Manifestazioni Pacifici

Oggi è un giorno sacro per i musulmani, siamo nel secondo mese sacro prima di Ramadan, oggi dobbiamo essere più miti nei comportamenti. Forse oggi la polizia a Istanbul non sparerà acqua urticante o lacrimogeno nocivo ai protestanti di Gezi Park, almeno così spero confidando nella particolarità della giornata. Circa due mesi fa nell’omelia durante una messa di domenica Papa Francesco aveva parlato della mitezza. Oggi bisogna essere più miti per amor del Signore. Se solo potessimo sapere quante cose abbiamo in comune musulmani e cattolici, ci capiremmo di più e andremmo più d’accordo. Dopo 12 anni in Italia, vado anche in chiesa sia per il rispetto che nutro verso la comunità in cui vivo, sia perché anche per Islam Maria e Gesù sono due nomi importantissimi e mi piace rispettarli in maniera particolare. Sono sempre musulmana, ma la chiesa non me la toglie nessuno. Perché so che se ho voglia di parlarle, Maria ascolta anche me. Il Signore non sta chiuso in nessuna chiesa o moschea o sinagoga, è dentro di noi. Ma è bello poter stare in un posto appartenente a lui. Così cerco di esserci appena posso alle messe giornaliere. Sorprendente sentire i preti che raccontano le stesse cose che mio padre mi raccontava dopo aver ascoltato imam in moschea ogni venerdì. Quanto ci somigliamo, com’è bello trovare gioie nelle piccole diversità e nella somiglianza delle anime. Oggi giorno abbiamo sempre più bisogno del Signore, se noi ci accorgeremo di questo anche lui si accorgerà di noi come lo fa sempre. Buona festa a tutti i musulmani e buona domenica a tutti i cattolici. Siamo fratelli! Come ha detto Papa Francesco, “meno chiacchiere e più mitezza” , “non giudicare nessuno” perché l’unico giudice è il Signore. Papa Francesco ha sempre la parola giusta al momento giusto, bisogna saper ascoltarlo. Ascoltate il Papa, ascoltate il Signore, ascoltate vostri cuori. Auguri.

Viaggio nel buco nero delle concessionarie auto

TRATTO DA LINKIESTA.IT DEL 2 Giugno 2013

Nel 2012 una chiusura al giorno. Per la crisi si compra l’usato dai privati

Viaggio nel buco nero delle concessionarie auto

 Di Alessandro Da Rold

Le case automobilistiche non aiutano. L’ombra delle mafie dell’Est dietro agli acquirenti di usato

Dimenticatevi film come The Goods: Live Hard, Sell Hard, pellicola statunitense sulla vita dei concessionari auto che si incitano a vicenda al grido di «Sell Metal». In Italia non c’è molto da ridere sul mondo dei venditori di automobili. Anzi è la disperazione a fare da protagonista. Perché si sono moltiplicate negli anni storie di fallimenti e crisi di questi imprenditori che nel nostro Paese sono ben più vincolati rispetto al mercato americano, vera patria dei «metal sellers». Il viaggio in questo «buco nero» dell’automobile, un mercato che in 5 anni ha perso il 44%, non può che incominciare da Busto Arsizio. E da «una cattedrale nel deserto», affacciata sulla tangenziale che porta dal centro della cittadina varesotta all’autostrada per Milano.

Fino a tre anni fa, in questo spazio immenso, sorgeva il Volkswagen Zentrum di Pier Giorgio Fiora. Ma adesso è rimasto solo lo scheletro di uno dei centri Audi e Volkswagen più importanti in Italia, fiore all’occhiello delle politiche di esportazione e logistica del gruppo di Wolfsburg. «Avevo comprato anche il piccolo castello qui vicino – ci indica Pier Giorgio Fiora, l’ex titolare -. Volevano che costruissi il primo Volkswagen cafè in Italia. Il mio centro era uno dei più all’avanguardia in Italia. Ho fatto milioni di euro di investimento e mi hanno lasciato solo. L’azienda è fallita, sto cercando lavoro».

La storia di Fiora è solo uno dei tanti casi, forse il simbolo di come il sistema delle concessionarie auto non funzioni più in Italia. E di come le grandi case spesso rendano impossibile la vita agli imprenditori sul territorio italiano. È una delle molte storie che in questi anni hanno attraversato la penisola, con un mercato automobilistico già in crisi, imprese che falliscono e migliaia di dipendenti in cassa integrazione. Secondo il professor Adriano Gios, docente presso l’Università degli Studi di Torino, consulente di case automobilistiche, esperto, «la situazione è molto preoccupante». In un articolo su Interauto News dello scorso mese, il professore accenna anche «al sempre maggior indebitamento bancario» degli imprenditori del settore.

Ma la crisi dei concessionari non ha creato solo drammi familiari per la perdita di lavoro e liquidità. Dall’altro lato è incominciato il proliferare di privati che vendono e comprano macchine usate, con i consumatori che spesso finiscono per lamentarsi. Oppure per essere truffati. Oppure, peggio ancora, con il rischio che dietro gli acquirenti dell’usato ci possano essere persino mafie dell’est che in questo modo riciclano denaro sporco. È un mercato parallelo con cui tutti ci siamo imbattuti, trovando i classici biglietti da visita «Compro Usato» tra i tergicristalli delle auto. Promettono soldi in contanti, la radiazione dei veicoli e l’esportazione. Non solo. Alcuni concessionari auto sono finiti pure nelle indagini Infinito e Ulisse di Ilda Boccassini in Lombardia sulla ’ndrangheta, tra tangenti, ricatti e pizzo.

«In Italia i clienti di auto usate sono considerati di serie B – spiega Raffaele Caracciolo, responsabile auto Unc -. Questa è in parte responsabilità dei concessionari che oltre a essere vincolati dalle case madri per gli obiettivi di fatturato annuale, spesso vengono pure multati. Ci sono anche molti casi di chilometraggio taroccato. Gli acquirenti sono tutelati, ma spesso non lo sanno». Il settore, come detto, è in enorme difficoltà e ha lasciato per strada un milione di automobili invendute. A pagare il prezzo più alto sono stati proprio i concessionari con quasi il 60% delle oltre 3mila aziende che stanno per chiudere, con bilanci in rosso.

All’ultimo Automotive Dealer Day di metà maggio,  Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto (l’associazione dei concessionari), ha ricordato che «il trend di quest’anno fa prevedere un mercato a 1.250.000 vetture e una ulteriore perdita del 10% sul 2012». E ha chiesto aiuto al governo. I casi in perdita si moltiplicano. Da Daniele Maver, di Jaguar Land Rover che prevede fra quattro anni un ritorno verso quota 2 milioni «cioè la media ventennale delle vendite» fino a Giuseppe Bitti di Kia:  «è ragionevole prevedere 1,7 milioni verso il 2017» – target su cui concorda anche Bernard Loire, responsabile italiano della Nissan: «I nostri piani devono essere fatti su volumi di 1,7-1,8 milioni». Nel 2007, anno dei record, le immatricolazioni furono 2,5 milioni.

Sono diversi i motivi di questa crisi. Gli esperti definiscono il settore come affetto da un cortocircuito «perverso» e «vizioso». In teoria ci sarebbe la Federauto a loro difesa, ma spesso sono le stesse case automobilistiche a gestirla. Così si ritorna di nuovo al punto di partenza, con i concessionari che devono sottostare al volere delle grandi case automobilistiche. E se non raggiungono gli obiettivi chiudono. Ma ci sono anche i casi di corruzione, di mala gestione che fanno da corollario a una crisi economica che non conosce fine nel settore.

Basti pensare nel corso del 2012 (dati Quintegia)  i concessionari che hanno chiuso i battenti sono stati il 7% del totale. Quasi 400. In 10 anni si sono dimezzati. «Più di uno al giorno» come disse l’ex presidente di Unrae Jacques Bousquet alla fine dello scorso anno. Il mese di aprile si è chiuso con 116.209 autovetture immatricolate, secondo i dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, evidenziando una flessione del 10,8% rispetto alle 130.321 dello stesso periodo 2012.

È un bollettino di guerra mettere in fila i concessionari chiusi. Dalla «MG Auto di Palermo (che commercializzava tutti i marchi del gruppo Volkswagen, Porsche compresa, nonché Volvo), la Lucioli di Trieste (Fiat), gli Audi Zentrum di Catania e di Busto Arsizio (quest’ultimo è appunto l’imprenditore Pier Giorgio Fiora), il gruppo Frangi di Como (di nuovo Volkswagen e Audi, come la Automatic di Livorno), il gruppo Sartori in Veneto e quello Santi in Emilia Romagna (entrambi Mercedes, il secondo con circa 300 dipendenti), la Rizzato sempre in Veneto (230 dipendenti, con insegne Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Nissan, Renault e Mazda), la concessionaria Aston Martin di Milano, la Autoclassic di Bari (Toyota)».

Ma la questione tocca tutta Italia. E non riguarda solo i concessionari ma pure i semplici «service», le cosiddette officine dove gli automobilisti si rivolgono per ricambi o per l’assistenza. A Milano e provincia c’è un’area di almeno 50 km che non viene coperta per i ricambi auto. Pensare che quando Fiora lavorava a Busto Arsizio, le cose funzionavano. Nel 2008 la sua azienda ha fatturato più di 107 milioni di euro e venduto 3885 auto nuove e 1631 usate. In sostanza più di 15 macchine ogni giorno, domeniche e feste comprese.

Poi il crac: «In pratica mi chiesero di dedicare alla marca Audi una sede ad hoc, denominata Audi Zentrum Sempione, altrove rispetto alla concessionaria Volkswagen. Mi dissero: questi sono i nostri standard, o ti adegui o sei fuori. Accettai, con qualche preoccupazione ma accettai. Il conto? 12 milioni di euro». Poi le cose si incrinano. C’è la crisi, c’è la concorrenza sleale e Fiora pubblica una lettera su Repubblica dove denuncia tutto. Volkswagen si arrabbia e inizia una trafila infinita di questione giudiziarie che non è ancora finita. Ma adesso sembrano arrivare i primi spiragli di giustizia. «I manager che erano a Verona sono andati via».

Il caso Fiora è arrivato due volte in parlamento. E come spiegò l’ex ministro allo Sviluppo Economico Corrado Passera, durante l’interrogazione parlamentare, la questione va anche extraconfine: «Il settore automotive» disse Passera – «sconta una annosa crisi di sovraccapacità produttiva strutturale, che ha determinato a livello mondiale un calo del grado di utilizzo degli impianti dall’83 per cento del 2007 al 64 per cento del 2009». Come se ne esce?

Secondo Caracciolo «il futuro delle auto è nell’usato, ma va invertito il trend secondo cui ora sono solo i privati a gestirlo». Per Gios «per spezzare il circolo vizioso si rende necessaria una gestione del business sempre più cash flow oriented. Ovvero una sempre più attenta gestione degli aspetti finanziari e monetari dell’attività della concessionaria ed è di fondamentale importanza elaborare una opportuna analisi di sostenibilità individuando il livello di indebitamento sostenibile»

Twitter: @ARoldering

A ME GLI OCCHI!

TRATTO DA “GRAZIA” DEL 13/6/2013

Per strada, nelle riunioni di lavoro, in ufficio, in casa: non guardiamo più in faccia nessuno. Per l’esattezza, dedichiamo ai nostri interlocutori sguardi lunghi meno di 7 secondi. Un valore calcolato dalla società americana Quantified Impressions. Colpa di smartphone e tablet, che stanno cambiando le nostre abitudini e il modo di conversare. La ricerca rivela che, soprattutto nella fascia di età tra i 20 e i 30 anni, è diventato “culturalmente accettabile” parlare al telefono e controllare i risultati di una partita mentre si è seduti a tavola con amici o familiari. Sono finiti per sempre i tempi in cui si seduceva con uno sguardo?