Archivi del mese: Ottobre 2014

Dieci passi di Tango

Copertina Dieci Passi di TangoVi piace il tango? Siete appassionati a questa danza della passione? Sapete pure ballarlo? O come me avete sempre sognato di ballare tango… Vorrei introdurvi ad un autore Andrea Sardi. Andrea Sardi è un uomo versatile. Un autore che sa sognare e sa esplorare tutti i meandri dell’anima. Leggere “ Dieci passi di Tango” è come scoprire di saper ballare questo ballo che sempre più in voga in tutto il mondo. Una delle cose più belle che la globalizzazione ci ha regalato, milonghe a Istanbul, milonghe a Milano, milonghe a Berlino… emozioni dappertutto!
Andrea Sardi con il suo ultimo libro “Dieci passi di Tango” riesce a farvi provare le emozioni come se lo ballaste con una musica ritmica sottofondo che vi accompagna durante la lettura. Un libro molto bello e dolce, a tratti vi emoziona; a tratti vi fa fare le domande insieme all’autore che in qualche capitolo esplora la vita, cercando di dare un senso alle nostre azioni e emozioni. “Dieci passi di Tango” è un libro scorrevole di facile e piacevole racconto. Se vi piace la filosofia, se vi piace la poesia, e se vi piace il Tango, ve lo consiglio spassionatamente.
Innanzitutto complimenti! La prima domanda: Perché hai voluto scrivere un libro su tango?
Grazie, Selin, per la tua prima risposta, sentita, connessa alla tua esperienza personale. Alla mia condivisione è seguita la tua. Mi ha molto commosso. Anche questo “è Tango”. Sul tango sono stati scritti molti libri, alcuni utili a comprenderne la storia e lo spirito, altri le tecniche di ballo. “Dieci passi di Tango” non è un libro “sul tango”. E’ un dramma. Di fatto, un tango. Per me, scrivere e dipingere sono percorsi per prendere contatto, esplorare, dare voce, alla parte più profonda di ognuno di noi, lontana dalla razionalità. Quella parte luminosa e tuttavia spesso offuscata dalle paure, penetrata dalle radici dell’inquietudine: la nostra Anima. Anche questo “è Tango”. “Dieci passi di Tango” nasce sotto l’impulso della brusca perdita dei miei ultimi riferimenti. Il dolore di quei momenti prende a risuonare nelle struggenti composizioni di Di Sarli, Pugliese, Piazzolla, accelerando il mio viaggio interiore. Un giorno mi propongono di scrivere un testo di tango, per un concorso. Lo scrivo, senza inviarlo. Da quella poesia (“Per l’Argentina”), da ciò che stavo elaborando in me, nasce “Dieci passi di Tango”. Nella vita, come nel Tango, da un “vuoto”, possono partire molti cammini.
Ci puoi spiegare perché i passi sono dieci?
Perché su una tela dipingo determinati simboli? Perché faccio un certo sogno? Non lo so! A volte sarà l’Altro a svelarmi il segreto. L’arte, se sincera, è condivisione, dove ognuno interpreta, comprende e svela. Alfredo Moffat, psicanalista e psicologo sociale argentino, dice che nel Tango, vi sono quattro “Ruoli”: il Cantore che confida la perdita dell’Amato, l’Amato perduto, la Causa della perdita (la morte, il rivale in amore…), chi accoglie la confessione. L’Amato perduto rappresenta, sublimato nella poesia, lo smarrimento della propria “Anima”. Questa frammentazione è statica e riflette, a livello simbolico, quella interiore dell’Uomo, esasperata dalla perdita dei riferimenti esterni. Un altro psicologo argentino mi ha detto:”Il tuo dramma rispetta, nello spirito, la tradizione. Ed è un passo avanti poiché in esso i quattro “ruoli” si riuniscono. E’ ciò che vogliamo raggiungere in un percorso di crescita individuale” . Vedi Selin, io non ho prefigurato questo aspetto, eppure il mio percorso personale si è trasferito, inconsciamente e con sincerità, nel libro. E può essere condiviso.
Nel libro stai cercando di esplorare diversi sentimenti tramite i passi del tango, uno di questi è l’amore… Cosa ne dici a proposito?
L’amore, verso l’Amato, la Madre, l’amico, il luogo d’origine, è tema centrale del tango, non l’unico. Ma, ascolta con attenzione! Si coglie sempre, nelle parole e nella musica del tango, la vibrante espressione della nostalgia: dolore per una “perdita” o “lontananza”. Le origini del tango spiegano, sotto l’aspetto storico e psico-sociologico, le ragioni della “nostalgia per un altrove idealizzato”, accesa dal presente sconfortante. Il Tango parla anche del nostro quotidiano rapporto con la perdita o lontananza dell’Amato. Così possiamo commuoverci sino alle lacrime ascoltando le parole di “Adios Nonino”, rivivendo la perdita del nostro genitore. Ma sopratutto, oltre questa superficie pure così intensa, il Tango esprime, in modo delicato, invisibile ai più, sentimenti più forti: lo sgomento di fronte al Vuoto esistenziale, la Paura che ne deriva. Un Vuoto così profondo, esasperato dall’assenza di certezze e riferimenti esterni, da portare il Cantore a “fuggire”, con le sue parole, le sue emozioni, verso la nostalgia. Il protagonista di “Dieci passi di Tango”, in modo più consapevole ed esplicito, ad un tratto dice: <… “Dammi un pieno totale che io possa riempire il mio vuoto assoluto, e non sentire così paura!” Un pieno di Amore. Un pieno di paura, anche. Un pieno di dolore, anche. Qualunque pieno, anche una grande pena, per non sentire la mia stessa pena… >. Tuttavia quest’uomo decide di non fuggire dal Vuoto e dalla Paura. Dell’Amore si toccano in “Dieci passi di Tango”, altri aspetti che mettono alla prova la relazione. Tra tutti, lo scontro tra le Personalità. Soprattutto, si iniziano a suggerire, pur attraverso una forma interrogativa, delle risposte.
“Dieci passi di Tango” è un libro molto poetico, vedo che ti piace esprimerti con i versi che compongono delle bellissime poesie.
Nella poesia la parola risalta con maggior pienezza nello spazio lasciato da una struttura sintattica rarefatta. Il significato si amplia nel suono, nella metrica, o in una cadenza, un ritmo, suscita suggestioni nelle assonanze. Così supera la barriera della logica, comunica immediatamente attraverso l’emozione. Ho istintivamente scritto “Dieci passi di Tango” ascoltando costantemente Tango. Così anche la prosa segue quel ritmo, spesso si destruttura. Caduta la separazione prosa-poesia, alcuni versi raccontano, alcune frasi evocano. Logica e intuizione si integrano, si completano, canto e controcanto tra violino e bandoneon.
Si può mai riuscire a spiegare un Tango con le parole?
La musica, le liriche di Tango, suscitano emozioni così forti, così intimamente personali che non si possono spiegare e che al più si può avere la fortuna di condividere nel ballo, o nel canto, o nell’ascolto, con una persona che le senta altrettanto intensamente. Vorrei che la milonga vorrei fosse luogo di sincera accoglienza, di rispetto ed attenzione. Come tra veri amici, anche se non ci si conosce neppure, poiché nella vita siamo comunque compagni di viaggio. Vorrei il ballo fosse rispettoso, accogliente, senza esibizionismo. Il Tango esprime metafore bellissime del vivere: nell’abbraccio ciascuno è in equilibrio sul proprio asse, entrambi ruotano attorno all’asse della coppia. Se uno perdesse il proprio asse e l’altro cercasse di forzarlo, questo peggiorerebbe solo le cose. Per entrambi. Quindi: “Cerca e mantieni il tuo asse, e aspetta che l’Altro ri-trovi il suo”. Non sarebbe opportuno anche nella vita? Mi spiace che si associno al Tango l’eros o la sensualità. Vero, c’è chi vi cerca solo un superficiale elemento di “piacevolezza”. Ma anche questo rappresenta una difficoltà nel gestire il proprio Vuoto. E’ una “fuga”.
Quando vedremo “Dieci passi di Tango” nei teatri?
Appena riesco a trovare un produttore, non facile perché sono uno scrittore sconosciuto tra tanti, e perché alla parola “tango” si associa un mondo di adepti, mentre il Tango si rivolge all’umanità intera: accoglie le sue inquietudini, le sue paure, il suo smarrimento. Lo stesso disagio profondo degli emigranti europei di cento anni fa, che oggi viviamo senza neanche dover attraversare un Oceano. Il Tango è vivo, è “ora”.
Il prossimo progetto?
“Dieci passi di Tango”, suggerisce di accogliere il Vuoto, le “ferite primigenie”. Ciò presuppone il ritorno alle proprie origini: quelle dell’infanzia, dove l’Anima è stata per la prima volta ferita. Piuttosto che verso “l’altrove” il nostro viaggio è verso il “qui” interiore. Fronteggiare il dolore antico anziché seguire ciò che indurrebbe a compiere per compensarlo, non è facile né piacevole. Ma libera l’Anima dalla Paura, dall’inquietudine. Dicono: “Solo le salite portano in alto”. Grazie Selin, per aver accolto il mio sentire.

Il libro è distribuito in formato e-book su tutti gli e-book stores (Apple, Amazon etc.).
In formato cartaceo, SOLO da Feltrinelli. Va ordinato, o sul sito di Feltrinelli, o presso le librerie, perché è un “print on demand”. diecipassiditango@libero.it o a.sardi@libero.it