Alessandro Sallusti

LA DIGNITA’ DI BERLUSCONI: “SONO INNOCENTE, SE CONDANNATO VADO IN CARCERE”

AlessandrosallustiIl verdetto per il processo Mediaset è atteso per domani, Berlusconi lo aspetta con assoluta calma ripetendo la sua innocenza  mentre nell’aria politica c’è agitazione per ripercussioni che potrebbe avere una sua condanna definitiva, il direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti mi ha spiegato alcuni dei “perché” molto importanti di questa vicenda intricata. L’ascoltiamo.

PERCHE’ ANDARE IN CARCERE E’ MEGLIO CHE STARE A CASA

“Carcere è un valore simbolico, produce una sofferenza fisica per cui mette chi ti ci ha mandato di fronte alla responsabilità di quello che ha fatto, invece gli arresti domiciliari, nella percezione comune… Uno dice va bene, casa sua… Invece la perdita della libertà è una violenza a prescindere da dove la sconti. Io ho provato gli arresti domiciliari, sono umilianti, mortificanti, perché in realtà nessuno può entrare in casa, non puoi comunicare con esterno. Se hai bisogno di qualcosa devi chiedere… -io vorrei andare in farmacia…-devi chiedere al giudice, giudice ti può dire sì o no, quando vuole come vuole. E’ molto più umiliante gli arresti domiciliari che il carcere. Il carcere ha una sua dignità, mi hai voluto mandare? Eccomi sono qui, è come se Gesù Cristo non fosse finito in croce. E’ quasi una vigliaccata quello di dire “no io ti mando ai domiciliari, sei a casa”, ma non è vero, non sono più libero. Dal punto di vista psicologico è peggiore, perché toglie l’egoismo di quello che stai facendo di quello che stai subendo. Mi hanno preso in giro, anche sui giornali, “non faccia la vittima” la mia compagna era On.Santanché, ha una bellissima casa, la casa della Santanché cosa vuoi di più. Non è così. Tanto vero che io sono evaso, non evaso per andare a scappare, evaso per andare in carcere. Perché devi mettere questi magistrati che usano una giustizia in questo modo così violento e non uguale, di fronte alla vergogna di quello che hanno fatto.”

Anche la sua condanna era inaccettabile…

“Inaccettabile per due motivi, il primo perché sulla sentenza c’è scritto che sono delinquente abituale. Uno può scrivere che io sia un pirla abituale, scema abituale, si può discutere, ma delinquente a casa mia è una parola che ha un valore… Se fermano mio figlio per strada e gli dicono tuo padre è un delinquente, lui non può dire non è vero perché è scritto sulla sentenza dello Stato, non può querelarli, lo Stato ha detto che io sono un delinquente. E questo mi ha ferito tantissimo.

La seconda cosa che tutti noi siamo uguali davanti alla legge, ma la legge deve essere uguale con tutti noi. Mi hanno definito delinquente abituale quindi ho perso i benefici di legge e sono stato condannato. Era la settima condanna per omesso controllo. Se ci fosse una legge che dice alla settima condanna sei delinquente abituale quindi perdi, uno dice va bene sarà una legge pazzesca sarà uno Stato non liberale però questa è la legge, ma invece non c’è una legge che dice questo. Perché il direttore della Corriere della Sera ne ha 24 di condanne, il direttore della Repubblica ne ha 28, Travaglio ne ha 11 allora perché io alla settima sono delinquente abituale e quello là alla ventiquattresima no? Perché questo è il giornale di Berlusconi.”

C’è qualcosa che non torna…

“Nel processo che andrà in sentenza definitiva il 30 luglio ci sono due cose che non tornano. La prima è che  proprio per far scattare lo stesso meccanismo che è scattato su di me, cioè per dare una condanna alta che implicasse automaticamente la sospensione dai pubblici uffici da quindi decade da senatore non può più essere eletto, hanno dovuto definirlo “evasore fiscale abituale”. Questo è un aggravante per cui scatta la pena di sospensione dai pubblici uffici per 4 anni, allora io mi chiedo perché e come mai l’uomo che per 18 anni ha pagato più tasse in Italia, è al primo posto come contribuente e in questi 18 anni ha versato 9 miliardi di euro di tasse, può essere definito “evasore fiscale abituale”? Tu puoi dire che il primo contribuente d’Italia ha evaso le tasse, ma non puoi dire evasore fiscale abituale.

La seconda cosa, in effetti, su quello pasticcio dei transazione dei pagamenti dei film dall’America all’Italia sono stati combinati dei pasticci e Mediaset all’epoca, prima che fosse aperta l’inchiesta, ha licenziato due manager perché li ha beccati a fare dei pasticci e li ha presi e li ha buttati fuori dalla porta. A Berlusconi cosa viene imputato? E’ vero che tu hai licenziato i tuoi manager, però tu non potevi non sapere cosa facevano i tuoi manager. Tra l’altro in un momento in cui lui non aveva la responsabilità giuridica, era Presidente del Consiglio, non era sostanzialmente a capo dell’azienda. In Italia quando vengono scoperti i pasticci nelle piccole e grandissime aziende, non è che viene preso il presidente dicendogli tu non potevi non sapere per cui tu vai in carcere, viene preso il colpevole e viene processato il colpevole. Perché Berlusconi deve essere l’unico capitano d’industria che non poteva non sapere? Se la legge dice che il capitano d’industria non può non sapere, vuol dire tutti i capitani d’industria non possono non sapere. Il Presidente di Banca Intesa che si chiama Bazzoli, il Presidente di Fiat che si chiama Elkann, che si chiama Agnelli, il Presidente del Gruppo De Benedetti che si chiama De Benedetti dovrebbero andare tutti in galera, perché nei loro gruppi sono successi dei pasticci come succedono nel tutti i gruppi del mondo. Queste due anomalie, cioè che viene definito l’evasore fiscale abituale il primo contribuente d’Italia,  e il fatto che l’unico imprenditore che non poteva non sapere cosa stavano combinando i suoi manager… Queste due cose messe insieme mi fanno avere la certezza che questo è un teorema che è costruito semplicemente per mandare Berlusconi in galera.

Non c’è giustizia se la legge non è applicata nello stesso modo nei confronti di chiunque. Se io e te lasciamo la macchina in divieto di sosta, stessa macchina nello stesso punto alla stessa ora provocando lo stesso disagio, a te danno 30 euro di multa, a me ritirano la patente e la macchina, mi mettono in galera, non è giustizia, o tutti i due 30 euro o tutti i due in galera, allora è giustizia. Può essere una giustizia feroce o sbagliata ma il presupposto della giustizia che tutti vengano trattati nella stessa maniera.

34 condanne in 18 anni non le ha subito nemmeno il capo della mafia. Il numero dei processi è l’indice dell’accanimento giudiziario verso di lui, gli sono andati addosso per ogni cosa, hai fatto questo è reato, quindi processo. Al Capone non ha subìto 34 processi, Toto Riina non ha subìto 34 processi. Ce la mettono tutta per riuscire a condannarlo, ancora non sono riusciti a farlo, e secondo loro il motivo di questo che i reati erano andati in prescrizione, ma non è vero. Se i reati erano così evidenti, non potevano andare in prescrizione. Le loro accuse sono dei teoremi che non si basano su prove e fatti certi. In Italia c’è una grande anomalia. L’Italia non è mai stato un paese normale, nel 1992 quando la Procura di Milano decide di sterminare una classe dirigente con famoso tangentopoli dove i fatti erano prevalentemente veri, dove la magistratura di Milano è diventata inaffidabile e inattendibile perché le tangenti del sistema politico c’erano in tutto il sistema politico, la magistratura di Milano ha arrestato quindi delegittimato ucciso politicamente, e alcuni anche fisicamente si sono sparati sono morti in carcere, soltanto due dei tre attori politici di quelli anni, il partito principale era Democrazia Cristiana, il secondo era Pci Partito Comunista, il terzo era Partito Socialista. Democrazia Cristiana e Partito Socialista erano alleati per tenere Pci fuori dalla stanza dei bottoni, guarda caso la magistratura di Milano ha arrestato e decapitato Dci e Psi e non ha toccato Pci, non solo, ma i due magistrati che hanno fatto questa operazione erano Antonio Di Pietro e Gherardo D’Ambrosio sono diventati deputati e senatori del Partito Comunista che dopo ha cambiato nome PD, il che è molto anomalo. La classe politica nel 92-93 di fronte a questa vergogna pubblica, perché si vergognavano ovviamente dell’avvenuto, cosa fece, rinunciò all’immunità parlamentare, si arrese alla magistratura, dicendo va bene. Perché l’Italia nasce con la Costituzione dopo il fascismo, lo Stato ha tre poteri, potere legislativo, potere esecutivo, potere giudiziario quasi come in tutti i paesi. Questi tre poteri devono essere indipendenti tra di loro. Siccome tutti i magistrati che c’erano in Italia nel 48 quando è nata la Costituzione erano magistrati già dapprima sotto il regime fascista, allora si sono detti, ma possiamo fidarci dei magistrati che si sono formati sotto il regime fascista? Possono fare un golpe, con loro potere arrestare tutti i politici e reintrodurre il fascismo, per cui  padri costituenti avevano chiaro che il potere politico doveva essere difeso dal potere giudiziario, tanto è vero che i padri costituenti inserirono l’immunità parlamentare, cioè finché io sono nell’esercizio delle funzioni politiche su mandato del popolo cioè sono eletto  e poi io sia onorevole che sia ministro, per tutto il periodo in cui mi hanno eletto almeno che non mi trovino in flagranza di reato o per particolari reati che hanno previsto tipo strage, omicidio, c’è una serie di reati, i magistrati non possono indagarmi tantomeno arrestarmi, se hanno il sospetto che io sia colpevole di qualcosa quando smetto di essere parlamentare mi possono processare, come è successo in Francia a Chirac e  a Sarkozy si aprono processi, finché sei Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica o onorevole non puoi essere processato se non per i reati di un certo tipo, per cui la classe politica italiana è stata al riparo dall’incursione della magistratura per diversi anni, nel 92 sull’onda della vergogna rinunciò all’immunità parlamentare quindi dal 92 la classe politica italiana è nelle mani della magistratura che fa esattamente ciò che vuole. Attacca un gruppo, mette sotto inchiesta un gruppo non un altro, mette nel mirino un leader anziché un altro… E’ questa normalità, la separazione dei poteri va ripristinata. Se no c’è un potere dello Stato che prevarica gli altri. Non è possibile, non può essere possibile. Questo è il problema che abbiamo in Italia.”

Potrà mai cambiare?

“Io credo che finché non cambia questo sistema non si ripristinano delle condizioni di democrazia. Il Pdl sono tanti anni che chiede con insistenza di cambiare la giustizia ma per farlo ci vogliono due terzi dei consensi, o tu vinci le elezioni con 60% dei voti o devi chiedere alla sinistra che purtroppo è alleata con magistrati e così non si esce da questa cosa. Tecnicamente è impossibile.”

Centro destra senza Berlusconi? Ci può essere un altro leader come lui?

“Non ci sarà un altro Berlusconi, non esiste un sostituto a Berlusconi, come non esiste un sostituto di Michelangelo o Leonardo da Vinci, l’Italia è un paese liberale che è sempre stato di una maggioranza non di sinistra. Il centro-destra andrà avanti ma Berlusconi è un leader irripetibile.”

LA SENTENZA BERLUSCONI

TRATTO DA IL GIORNALE DEL 24 LUGLIO 2013

di ALESSANDRO SALLUSTI

Prepariamoci all’ultimo ricatto

Tra una settimana esatta sapremo se Silvio Berlusconi potrà continuare la sua attività politica da uomo libero. La sentenza della Corte di cassazione, ultimo grado di giudizio del processo sui diritti Mediaset, è prevista infatti per martedì 30 luglio. Mancano sei giorni, ore decisive per i tecnici di accusa e difesa. Ma a dirla tutta, secondo il pensare più diffuso, la scelta non sarà tra conferma o no della condanna(4 anni di carcere, 5 di interdizione dai pubblici uffici) come dovrebbe essere, ma solo tra condanna subito o a settembre in base a complicati cavilli procedurali e scelte di opportunità. Lo dico perché appartengo alla schiera dei pessimisti, non per valutazione di merito giudiziario. Due osservazioni. La prima: che Berlusconi sia un evasore abituale, come definito in sentenza, è smentito dai fatti: 9 miliardi di tasse versate regolarmente in questi ultimi 18 anni da lui e dalle sue aziende dimostrano in maniera inequivocabile che Mediaset non è un’impresa pirata ma un fiore all’occhiello del Paese che ha contribuito in modo importante al suo sviluppo in termini economici e occupazionali. La seconda: Berlusconi è accusato, unico grande imprenditore italiano, di non poter non sapere di qualche pasticcio combinato da suoi manager o addirittura ex (due furono licenziati in tronco all’epoca dei fatti).

Queste due anomalie e forzature(non sono le uniche emerse) fanno pensare che le sentenze di primo e secondo grado fossero già scritte fin dall’inizio. Le corti non hanno cercato la verità storica al di là di ogni ragionevole dubbio e con buon senso ma sono andate diritte su una tesi accusatoria lacunosa, raffazzonata e non vedo perché proprio ora, a un centimetro dal traguardo, la rotta debba cambiare.

Berlusconi la pensa diversamente, sostiene che all’ultimo la sua innocenza dovrà essere riconosciuta. Ammiro il suo incrollabile ottimismo e mi auguro che ancora una volta abbia ragione. Ha deciso di aspettare il verdetto in silenzio, rotto solo per assicurare che la sentenza non avrà ripercussioni politiche. Comportamento apprezzabile, forse suggerito e condiviso dai collaboratori che in queste ore stanno lavorando per la sua  salvezza.

Ma proviamo a uscire dai tatticismi. Ancora per sei giorni Berlusconi ha il diritto-dovere di difendere se stesso, il futuro suo, delle aziende del gruppo e del partito che ha fondato come meglio crede e non è il caso di tirarlo per la giacchetta. Insegnare ai gatti ad arrampicarsi è inutile e presuntuoso. Ma se il 30 dovesse avvenire l’irreparabile, allora il problema non sarebbe più esclusiva del presidente ma diventerebbe anche nostro, cioè di quei dieci milioni di italiani che rimarrebbero senza la rappresentanza politica liberamente scelta alle urne. Penso che a quel punto tutti noi liberali avremmo a nostra volta diritto-dovere di fare sentire forte, nei modi e nelle forme che riterremo, le nostre ragioni. Non ho idea di che cosa potrebbe decidere il Pdl e non credo che la questione centrale sia se tenere in piedi questo governo o no. Le larghe intese potranno ance assicurare i professionisti della politica, forse addirittura i mercati ma certo-almeno che non vogliamo prenderci in giro- non saranno mai decisive per la soluzione della crisi che può arrivare solo da un riequilibrio dei patti che tengono in piedi lo sciagurato euro.

Eppure, scommetto, se la sentenza dovesse condannare definitivamente Berlusconi si alzerà forte un coro minaccioso verso di lui e il Pdl: fate i bravi, state a cuccia al fianco del governo Letta altrimenti lo spread risale, l’Europa si arrabbia e altre palle del genere già sentite per insediare i tecnici di Monti con il risultato che ben conosciamo. Sarà un gigantesco ricatto per tentare di accompagnarci per mano fuori dalla politica e dalla storia di questo paese in modo da spartirsi comodamente le spoglie e soprattutto il bottino. Io credo che, comunque vada, Berlusconi non debba e possa uscire di scena, per di più con l’imbroglio, se non per volontà degli elettori. E allora prepariamoci, se dovessi avere ragione io e non lui su ciò che succederà il 30, a dirlo forte e chiaro a chi ha costruito-dentro e fuori i palazzi di giustizia-questo imbroglio. E anche lui medesimo, nel nostro interesse.

LA COLPA DI BERLUSCONI…

Sinceramente trovo esagerato l’accanimento nei confronti del Cavaliere, mentre ci sono problemi gravissimi da risolvere occuparsi della vita privata di un personaggio in questo momento sembra veramente insensato. Io l’ho conosciuto personalmente e devo dire che mai visto un uomo così gentile, disponibile e di cuore. L’ho rincorso per più di un anno per intervistarlo e alla fine l’ho conosciuto anche se l’intervista non l’abbiamo ancora fatta perché alla fine della campagna elettorale era veramente stanco e non c’era più tempo. Berlusconi quando ti vede, ti ascolta e ti rispetta. Non è da tutti, “mostrare” rispetto a chiunque, penso che tantissimi possono testimoniare che uno che tratta “tutti gli esseri umani” con rispetto. Come ha scritto Alessandro Sallusti, nessuno mi può far credere che lui abbia abusato di una donna. Penso che quando uno è ricco e ha successo diventa un bersaglio facile su cui sfogarsi la rabbia anche se non ha colpa e questo non è giusto. Condannarlo a 7 anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici danneggia l’immagine d’Italia, e non penso che si arrendi e non faccia più politica. E la fa anche bene, mentre si pensava che Pdl fosse finita lui ha fatto risorgere centro destra con la sua capacità di saper entrare in sintonia con il popolo e lo rifarà. Non penso che ci sarà un altro personaggio dotato di grande carisma come Silvio Berlusconi. E’ uno di quegli uomini che non invecchiano mai, perché ha voglia di fare e ha voglia di vivere. Forse è troppo solare, e la sua personalità così colorata attira non solo troppa attenzione ma anche troppa gelosia nei suoi confronti. Se gli italiani l’hanno votato da vent’anni e se lui ha resistito per vent’anni agli attacchi e ancora c’è un motivo ci sarà. Io personalmente lo posso confermare che Silvio Berlusconi è un vero “signore”.

MACELLERIA

TRATTO DA Il Giornale del MARTEDì 25 GIUGNO 2013

CASO RUBY: 7 ANNI A BERLUSCONI

MACELLERIA

Pur di condannarlo, i giudici superano la Boccassini e inventano un complotto: 32 persone avrebbero testimoniato il falso. E’ follia giudiziaria. Marina difende il padre: “Sentenza già scritta.” Il Cav: “Resisterò. Sostegno a Letta? Deciderà il Pdl.”

di Alessandro Sallusti

C’era un solo modo per condannare Silvio Berlusconi nel processo cosiddetto Ruby: fare valere il teorema della Boccassini senza tenere conto delle risultanza processuali, in pratica cancellare le decine e decine di testimonianze che hanno affermato, in due anni di udienze, una verità assolutamente incompatibile con le accuse. E cioè che nelle notti di Arcore non ci furono né vittime né carnefici, così come in Questura non ci furono concussi. Questo trucco era l’unica possibilità e questo è accaduto. Trenta testimoni e protagonisti della vicenda, tra i quali rispettabili parlamentari, dirigenti di questura e amici di famiglia sono stati incolpati in sentenza, cosa senza precedenti, di falsa testimonianza e dovranno risponderne in nuovi processi. Spazzate via in questo modo le prove non solo a difesa di Berlusconi ma soprattutto contrarie al teorema Boccassini, ecco la spianata strada alla condanna esemplare per il capo: sette più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, esattamente la stessa pronunciata nella scena finale del film Il Caimano di Nanni Moretti, in cui si immagina l’uscita di scena di Berlusconi.

Tra questa giustizia e la finzione non c’è confine. Siamo oltre l’accanimento, la sentenza emessa ieri è macelleria giudiziaria, sia per il metodo sia per l’entità. Ricorda molto, ma davvero molto, quelle che i tribunali stalinisti e nazisti usavano per fare fuori gli oppositori: i testimoni che osavano alzare un dito in difesa del disgraziato imputato di turno venivano spazzati via come vermi, bollati come complici e mentitori, andavano puniti e rieducati. Come osi, traditore – sostenevano i giudici gerarchi – mettere in dubbio la parola dello Stato padrone? Occhio, che in galera sbatto pure te.

Così, dopo Berlusconi, tocca ai berlusconiani passare sotto il giogo di questi pazzi scatenati travestiti da giudici. I quali vogliono che tutti pieghino la testa di fronte alla loro arroganza e impunità. In trenta andranno a processo per aver testimoniato la verità, raccontato ciò che hanno visto e sentito. Addio Stato di diritto, addio a una nobile tradizione giuridica, la nostra, in base alla quale il giudizio della corte si formava esclusivamente sulle verità processuali, che se acquisite sotto giuramento e salvo prova contraria erano considerate sacre.

Quanto al presidente Berlusconi, sono certo che saprà cosa fare. Se è ancora in piedi dopo 18 anni nei quali gliene hanno fatte di ogni, non sarà certo la sentenza di ieri a farlo desistere. Per quel che vale, permettetemi di dire se avessi non dico un indizio ma un solo dubbio che il presidente abbia molestato una donna anche una sola volta in vita non sarei qui a scrivere queste righe. Frequentando un po’ l’ambiente, e avendo conosciuto l’uomo, ho assoluta certezza del contrario. Stiamo parlando di un galantuomo, mattacchione sì, ma di gran lunga moralmente più integro dei suoi accusatori e giudici. Il che rende di maggior gusto resistere a questa porcata. E alle prossime.

Alessandro Sallusti

NO SILVIO, NO PARTY

TRATTO DA il Giornale del martedì 11 giugno 2013

UNA SVEGLIA PER IL PDL

NO SILVIO, NO PARTY

Senza Berlusconi in campo, la sinistra vince ovunque. Con Alemanno si estingue la destra, il Nord licenzia la Lega.

Alfano a Letta: niente strappi. E Grillo crolla perfino in Sicilia

di Alessandro Sallusti

No Silvio, no party. Non è una battuta ma la verità politica confermata dal risultato delle amministrative di ieri. Quando il capo non è in campo personalmente, con il suo nome sulla scheda e la sua faccia in tv, il Pdl annaspa e non sempre per demeriti dei candidati uscenti o nuovi. E’ che parliamo di un partito a chiara vocazione nazionale, non strutturato sul territorio, non alla pari con il suo competitor di sinistra del quale non ha né l’anzianità di servizio. I non pochi successi ottenuti in passato a livello amministrativo sono quasi sempre avvenuti in scia della galoppata del leader, cioè in coincidenza con elezioni nazionali.

Non sorprende quindi la disfatta di ieri, del resto ampiamente prevista. Berlusconi non ci ha messo la faccia e forse neppure il becco, il partito è stato sfratto dalle vicende nazionali, probabilmente appagato dal miracolo delle politiche. E, in più, il paragone rispetto a cinque anni fa è improponibile perché nel frattempo c’è stata la scissione del Fli, quella di Fratelli d’Italia, la traumatica uscita di scena di Bossi con il conseguente crollo della Lega. Se pochi anni fa il Pdl poteva contare al Nord su un alleato, il Carroccio, che rastrellava dal 20 al 30 per cento dei voti, oggi si deve accontentare di un partner che a fatica si avvicina al 10. Non sono cose da poco.

Tutto ciò porta a tre considerazioni. La prima: chi dentro il Pdl da vagheggiato o vagheggia la possibilità di pensione di Berlusconi e tifa per una Lega debole è solo un candidato al suicidio-omicidio(di noi moderati liberali). La seconda. Il caso Alemanno, al di là di possibili colpe del sindaco uscente, dimostra la fine della destra sociale come soggetto politico capace di incidere e attirare consensi anche da aree più moderate. La terza: se il Pd pensa di usare il successo delle amministrative in chiave politica, sbaglia i conti e pure di grosso. A Roma, Marino da vinto da oppositore interno, rifiutando di affiancare sui manifesti la sua faccia al simbolo del partito. Così come ovunque il partito ha perso voti, ingoiati da un’astensione che non ha guardato in faccia a nessuno.

Insomma, se qualcuno da quelle parti vuole strappare, si accomodi. Ma prima dia un occhio ai sondaggi nazionali e trovi un leader capace di tenere insieme il pollaio della sinistra. Auguri.

(Alessandro Sallusti)