CuoreinSicilia

UN PROF CHE AMA LA SUA TERRA: SICILIA, OLIO D’OLIVA, PROF.DUGO

Copia di 942198_110208445848035_1305688301_nHo conosciuto il Prof.Dugo durante il Meeting Internazionale “Mission Incoming Sicily” organizzato dall’Unioncamere Sicilia per promuovere i prodotti agroalimentari siciliani in tutto il mondo e favorire uno scambio di informazione tra buyers, giornalisti, produttori e ricercatori. La più bella isola mediterranea ha tantissime risorse e prodotti eccellenti che spero in poco tempo saranno reperibili anche in Turchia e nel resto d’Europa, ma prima vi presento un Professore che è un amico, un padre, un punto di riferimento per i suoi studenti. Il Prof.Dugo ama ogni centimetro quadro della sua terra, innamorato di quello che fa e soprattutto crede in un’alimentazione sana e questo nonostante tutte le problematiche è possibile. 

Giacomo Dugo è un chimico, Professore Ordinario di Chimica degli Alimenti presso l’Università degli Studi di Messina. E’ presidente del Co.Ri.Bi.A. E’ stato nominato dall’Unione delle Camere di Commercio della Sicilia (PA) Presidente nella Commissione esaminatrice delle aziende del settore agroalimentare da inserire in un paniere regionale per l’EXPO 2015. E’ responsabile del Progetto Science 4 Life -Spin-off dell’Università degli Studi di Messina- in cui coordina anche il Dottorato di Ricerca in Scienze Enogastronomiche. Ha scritto 7 libri scientifici e circa 400 suoi lavori sono stati pubblicati sulle riviste nazionali ed internazionali.

SELIN: Lei è un amatissimo tra i suoi studenti nell’Università di Messina, la vedono come un loro amico molto rispettato. Lei è anche un amante degli animali, (Prof.Dugo non butta via il cibo, gli avanzi vengono dati ai cani o gatti randagi), uno studioso, un gourmet, un enologo, poi scrittore e oratore e tanto altro ancora. Ci può raccontare chi è il Prof. Giacomo Dugo?

PROF.DUGO: Dal 1986 sono stato direttore del dipartimento di Scienze e dell’ Ambiente e poi dal 2012 direttore del dipartimento di Scienze dell’Ambiente Sicurezza Alimenti e Salute, perciò l’obiettivo è stato sempre di collegare la sanità dell’ambiente e la sanità dell’alimento a una qualità che ci può preservare dalle malattie. Negli anni 2005-2006 sono stato promotore di un corso di laurea in Scienze Gastronomiche che in origine si chiamava Scienze dell’Enogastronomia Mediterranea e Salute, qualche anno dopo modificato in Scienze Gastronomiche; sono stato anche per 6 anni coordinatore di un dottorato di Scienze Enogastronomiche il cui ultimo ciclo si completa quest’anno, studiando gli alimenti e venendo a contatto con le aziende mi sono sempre di più appassionato all’enogastronomia soprattutto chiaramente a quella siciliana: sono un buon conoscitore dell’enogastronomia siciliana. Ultima cosa così simpatica che abbiamo fatto, perché in rete si possono trovare tanti libri miei sull’olio d’oliva, sulla qualità del vino e anche ci siamo occupati del motivo per cui la plastica alterasse gli alimenti. Negli ultimi tempi ci siamo occupati anche di andare a scoprire qualche notizia sconosciuta sulla tradizione alimentare del popolo siciliano da 500 a.C a oggi, partendo dall’organizzazione siciliana al tempo dei Greci della Magna Grecia, fino all’arrivo dei romani e degli arabi, per arrivare ai giorni nostri. Abbiamo evidenziato che in Sicilia esistono tante piante spontanee che sono presenti anche in altre parti d’Italia ma solo in Sicilia in maniera così diversificata; queste piante sono complementari alla nostra cucina. Lo chef che ci ha ospitato ieri sera, Paolo Austero, come contorno del pesce ha presentato dei cavoli selvatici che sono di largo uso qui, con i quali vengono accompagnate le carni e alcuni pesci. Queste piante selvatiche sono veramente interessanti dal punto di vista nutroscientifico e  molto spesso sono state utilizzate dalla tradizione che risale dai nostri pastori (tanti millenni fa) come piante che curavano le malattie perciò un doppio uso e in questo libro c’è tantissimo sul perché queste piante fanno bene. Per esempio gli arabi ci hanno portato lo zafferano che è un qualcosa di squisito e prezioso; hanno fatto tantissime cose positive in Sicilia, come dimenticare la cassata, la coltivazione del riso, oggi si fanno in Sicilia le arancine, il riso viene prodotto in Pianura Padana mentre nell’ 800 d.C il riso si produceva anche in Sicilia grazie agli arabi. Gli arabi ci hanno insegnato a essiccare l’uva e hanno introdotto in Sicilia le palme da dattero (in seguito è andato perso l’uso). A noi piace scoprire tutto questo, io sono contro la nouvelle cousine, per me i gamberi non c’entrano niente con la ricotta, lo chef prima di elaborare i piatti deve leggere la storia. La cucina delle nostre madri era una cucina molto ricca: la caponata, la pasta fatta in casa, il brodo di pesce, il couscous, le arancine, tanti dolci a base di ricotta che passando da una provincia all’altra si chiamano in maniera differente. I dolci fatti di ricotta e pasta frolla a Marsala si chiamano “campelletti” qua a Selinunte si chiamano “gassatelle”; ecco la pasticceria messinese è la più bella e la più ricca di tutta la Sicilia c’è un libro che fa vedere come ogni dolce era collegato ad una festa religiosa. L’uomo di oggi pensa che può mangiare ogni giorno ciò che pensa, ed è molto sbagliato, basta avere soldi e comprare invece bisognerebbe rispettare le stagioni: le melanzane e peperoni li dobbiamo mangiare in estate. Se noi rispettiamo la natura, la natura rispetta la nostra salute. Non c’è bisogno di mangiare la cassata tutti i giorni, invece meglio mangiarla la domenica come la tradizione di una volta e gustiamola! Certi dolci poi devono essere mangiati solo a certe ricorrenze, per esempio la “frutta di Martorana” (un tipico dolce siciliano, fatto di farina di mandorle e lo zucchero, simile al marzapane ma più dolce e saporito) una volta si mangiava solo per il giorno dei morti, mangiarlo tutto l’anno non fa bene certo.

SELIN: Veniamo all’olio d’oliva: conosco bene quello Toscana, e quello della Puglia che sono ottimi, non sapevo che anche l’olio d’oliva di Sicilia fosse così eccellente! Perché non è conosciuto al di fuori della Sicilia? Cosa potete fare per promuovere questo olio?

PROF.DUGO: In Sicilia abbiamo fatto delle scelte sbagliate nel senso che nel 1991-92  in Europa sono partiti marchi DOP e sono partiti anche i regolamenti per la produzione biologica. In Sicilia sono stati utilizzati soldi per trasformare gli impianti in agricoltura biologica ma non ci siamo interessati se la nostra uva arrivava nel mercato come biologica; io ho un ettaro di uva da tavola, la trasformo in biologica e per 10 anni mi prendo dei contributi dalla Comunità Economica Europea tra 1000 e 2000 euro all’ettaro, ma poi la vendo come l’uva normale invece avrei avuto l’obbligo di mettere nelle cassette e  venderla come uva biologica e metterla a disposizione dei consumatori. Perché per il progetto sul biologico siamo noi che paghiamo le tasse, l’Europa siamo sempre noi, perciò non abbiamo fatto passaggio finale. Invece per olio abbiamo fatto il DOP ma dopo non ci siamo interessati di fare un consorzio che mettesse insieme i produttori, soprattutto per creare un’immagine unica e fare pubblicità al fine di commercializzare l’olio d’oliva siciliano creando un marchio unico. Questo è avvenuto nel vino perché ci sono delle aziende grandissime che lo hanno fatto. Nel mondo conoscono l’olio d’oliva toscano, perché è un marchio indicazione geografica protetta e comprende tutta la Toscana; questo in Sicilia è mancato nel settore dell’olio: esistono piccole realtà che si devono mettere insieme.

SELIN: Unioncamere Sicilia cosa può fare al riguardo?

PROF.DUGO: Io sono consulente d’Unioncamere Sicilia soltanto da pochi mesi e mi hanno chiesto semplicemente di cercare di occuparmi delle iniziative d’Unioncamere in funzione di Expo. Spero di creare delle iniziative che diano un impulso a settore dell’olio e non solo ma partendo dall’olio: dobbiamo mettere insieme tantissime aziende che si mettono sotto un marchio. Io faccio il mio parmigiano, tu fai il tuo ma nel mondo lo conoscono come si ce ne fosse uno solo, mentre ci sono qualche centinaio di produttori. Occorre creare questo marchio unico: Unioncamere in tal senso lo può fare, mentre l’ Università di Messina e il Panlab che avete visitato anche voi, può certificare che questi olii hanno una tracciabilità comune, hanno dei parametri comuni che possono essere veicolati insieme come unico prodotto nel mercato internazionale.

SELIN: Pensare ad una campagna di pubblicità per promuovere l’olio d’oliva? Per esempio regalare una piccola bottiglietta a chi arriva in Sicilia con l’Alitalia sarebbe una cosa fantastica perché i turisti ricordano i paesaggi meglio se lo associano ai gusti.

PROF.DUGO: Questo progetto si può fare facendo un bando per tutti i ristoratori che lavorano in Sicilia e noi con un progetto europeo a questi ristoratori possiamo distribuire 1 milione di bottigliette per tutti i turisti stranieri e italiani che vanno ai ristoranti che aderiscono al progetto. Spenderemmo un milione di euro ma avremmo un ritorno grandissimo. L’Università di Messina e Unioncamere lavoreranno per creare una rete che dia un’informazione corretta sui prodotti locali della Sicilia e una guida reale ai consumatori.

SELIN: Volevo chiederle di Panlab, come è nato questo progetto? 

PROF.DUGO: C’è stato un bando sulla ricerca, un bando strutturale cioè l’università aveva il posto necessario che era adatto a costruire questo laboratorio,  l’acquisto di strumentazione e la ristrutturazione erano finanziati al 100% e la formazione di coloro che lavorano per il progetto che possono essere assunti dopo per far funzionare il laboratorio. Panlab è un progetto di 45 milione di euro, ne abbiamo ricevuto dal Ministero 22 milioni, rimodulando il progetto e poi abbiamo restituito tutto. Io sono stato il responsabile scientifico e quello che ha messo insieme il 90% degli acquisti, poi ci sono degli sezioni, per esempio c’è sezione della geologia e io non sono geologo ma abbiamo dato 500 mila euro alla geologia, poi un fisico ha creato un laboratorio che misura la radioattività, la parte chimica al 50% nasce dalla mia testa, alla fine altri sezioni hanno avuto la loro parte di finanziamenti. Questo Panlab all’interno ha tutti gli strumenti per certificare la tracciabilità di un prodotto agroalimentare. Il Panlab nasce non solo per caratterizzare un prodotto e collegarlo al suo origine, ma anche per stabilire che non contiene tossine né gli antiparassitari né i metalli pesanti, un controllo sia microbiologico sia chimico su tutti quelli che possono essere gli inquinanti anche naturali, perché non è vero che i veleni siano solo sintetici: la natura produce dei batteri per esempio sulle foglie della vite, sull’acino crescono dei batteri tossicogeni che producono una sostanza tossica che si chiama agrotossine; se un impianto contiene questi batteri, nel vino bianco ne passano poche di queste tossine nel vino rosso ce ne sono di più: noi già nel 2004 lavoravamo per scoprire le tossine nei vini. Noi abbiamo comprato un macchinario per rilevare la presenza delle tossine al costo di 600 mila euro. Quindi la nostra missione è contribuire alla sicurezza alimentare e alla qualità, sostenere la qualità controllando la sicurezza, anche con l’aiuto della Dott.ssa Pappagallo che lavora nella nostra Università con grande impegno, tutti noi lavoriamo con grande impegno.

A questo io credo senza alcun dubbio perché l’ho visto di persona, all’Università di Messina: l’amore e lo studio vanno a braccetto. Il Panlab sicuramente è la più grande invenzione degli ultimi tempi, in un mondo in cui ci stiamo ammalando sempre di più perché la carne, il latte, il caffè e tutto il resto fanno male invece che bene! Forse prima di essere incolpate a ragione o meno, le aziende alimentari possono chiedere aiuto per sapere quanto di buono e meno buono mettono nei loro prodotti. In realtà ad ogni problema c’è una soluzione, e la soluzione si chiama Panlab presso l’Università di Messina.

UNIONCAMERE SICILIA:YOUR GATE TO SICILIAN EXCELLENCE

Copia di IMG_20151025_205115Unioncamere Sicilia è l’associazione che riunisce le nove Camere di Commercio dell’Isola e rappresenta 460 mila imprese operanti del commercio, industria, artigianato e agricoltura. L’obiettivo dell’ente, che opera in continuo contatto con il Sistema Camerale nazionale ed internazionale, è quello di favorire lo sviluppo e la crescita dell’economia e dei settori produttivi del territorio regionale, assicurando supporto e coordinamento all’attività delle Camere associate. Da anni Unioncamere Sicilia è impegnata in un’azione strategica di marketing territoriale che punta a valorizzare e armonizzare la filiera agroalimentare con quella turistica.

5 Motivi per scegliere la Sicilia:

. Cibo

. Arte e cultura

. La gente

. Il mare e le isole

. Il clima

Il pomodorino di Pachino e quello Siccagno. Le lenticchie nere di Villalba e il verde del pistacchio di Bronte. I grani antichi e i dolci della tradizione. I capperi delle isole minori e le cultivar dell’olio che raccontano i territori. Ecco alcuni dei tesori della Sicilia che messi insieme rappresentano un grande scrigno delle eccellenze agroalimentari siciliane. Il patrimonio enogastronomico dell’Isola è vastissimo. Basti pensare che un terzo delle imprese attive nella regione opera nel settore agroalimentare e ad oggi sono state riconosciuti 21 marchi tra Dop e Igp. Qualità, tradizione, innovazione e passione sono le parole chiave delle eccellenze prodotte in questa terra. Tutti buoni motivi per scoprire la Sicilia e viaggiare nel suo mondo enogastronomico.

Le eccellenze in mostra: Gli aeroporti siciliani, i porti e alcuni siti culturali di maggiore interesse turistico sono le “vetrine” che Unioncamere Sicilia ha scelto per mettere in mostra le eccellenze agroalimentari dell’Isola. L’obiettivo è quello di far conoscere al turista e al visitatore una piccola anteprima del vasto patrimonio enogastronomici presente in Sicilia. L’iniziativa è inserita nell’ambito del progetto “Your Gate To Sicilian Excellence”, finanziato dall’Assessorato regionale alle Attività Produttive con lo scopo di promuovere le aziende siciliane sui mercati esteri.

Per info: www.unioncameresicilia.it