PDL

Berlusconi politicamente morto? No, è vivo e senza rivali

TRATTO DA ILGIORNALE.IT DEL 04/08/2013

La sentenza per frode fiscale arriva dopo un processo demenziale e non vale nulla. Per far fuori Berlusconi serve un leader capace di strappargli i consensi. Ma non c’è.

Berlusconi politicamente morto? Mi viene da ridere. I suoi avversari sono tuttora spiaccicati nell’irrilevanza, e in più sono suoi alleati di governo per necessità, vivono l’esperienza in un clima di divisione, ostilità reciproca, guerra dei capi, con il buon Matteo che si logora in strepiti verbali e altre acrobazie correntizie, lui che aveva detto di aver imparato la lezione di Berlusconi e voleva imitarlo con tanta buona volontà nella leadership personale e carismatica.
Il partito crisaiolo della Repubblica di De Benedetti, che è l’immagine stessa di un conflitto di interessi addirittura più illustre di quello del Cav, preme per l’Armageddon subito, vuole dettare contenuti e tempi a un partito epifanizzato, evirato, vuole eterodirigerlo platealmente. Ma è un giochino vecchio che divide e aggiunge caos, non una leadership. Il partito di Ingroia è nelle catacombe. Di Pietro si leccherà le ferite di una carriera politica ingloriosa per un po’. Grillo ha spiegato chi è davvero, con il suo consorte Casaleggio, e in pochi mesi è diventato una barzelletta che può ancora divertire una piccola minoranza e minacciare un governo «del cambiamento» a vanvera. La crisi da sinistra dell’esecutivo Letta-Berlusconi-Napolitano e quindi un governicchio in balia dei No Tav e dei somarelli di una classe dirigente da quarto mondo? Sarebbe un regalo anche troppo generoso a Berlusconi, non glielo faranno.
Berlusconi colpito e affondato da una sentenza per frode fiscale pronunciata al termine di un processo demenziale perché «non poteva non sapere»? Mi scompiscio dal ridere. Ci vuole altro per mettere fuori gioco e fuori legge un pezzo gagliardo e ostinato di sovranità popolare, da Berlusconi rappresentato con vittorie elettorali e clamorose rimonte, e formidabili rivincite, per due decenni. La sentenza è politicamente e civilmente ed eticamente nulla. Dovrebbero trovarne un’altra strada, non un timbro giudiziario a cui non crede nessuno, neanche chi lo festeggia come un giudizio di Dio, se il loro problema è far fuori Berlusconi. Dovrebbero trovare una leadership credibile che gli contenda i voti, il consenso, il discorso pubblico che solo lui è oggi in grado di fare. Ma il gran borghese Monti, che ha dato una mano all’Italia finché è stato un tecnico, è affondato nelle risse piccolo politiche con gli uomini di Casini e di Montezemolo. Fini si trastulla non si sa dove e giustamente tace. Tremonti lotta contro il golpe di Draghi. Ma via, siamo seri. Non c’è nessuno capace di prendere il posto di Berlusconi alla testa dell’Italia che non accetta il governo di sinistra, e che governo. L’Ulivo fallì, la serietà al governo fallì, D’Alema se lo sono mangiato i cannibali. E allora? Senza avversari e senza concorrenza interna (un saluto a Pisanu) che cosa volete che sia un annetto di domiciliari e qualche difficoltà con il passaporto.
Anzi. La persecuzione, l’imprigionamento virtuale di un uomo libero e testimone di un programma di libertà, sembra fatta apposta per prolungare ad libitum quella «vita attiva» di cui Berlusconi si sente «quasi» al termine. «Quasi»: ma che adorabile bugiardo! Non so che cosa sceglierà di fare il dominatore di questi anni, il domatore di nani che Berlusconi è stato fino ad ora. Non so. Marina? Sarebbe clamoroso e forse decisivo, se la situazione lo rendesse obbligato. Una donna, e capace e tignosa, che porta il nome e l’eredità di valori e di modi, ma al femminile, del padre politico del movimento. Bush. Clinton. Ricorda qualcosa? Non sarebbe la prima americanizzazione introdotta dal Cav. Oppure troverà altri modi, e tutto sta a superare la fase critica di una «diminutio» delle facoltà ottenuta per via di un’espulsione forzata dall’arena democratica. Certo, niente garantisce niente. Ma prima di dire che Berlusconi è politicamente morto, uno sport in cui i fessi si esercitano da vent’anni, ci penserei sopra un momento.
C’è poi una questione di fondo. Il Paese. I suoi interessi veri. L’uscita dalla crisi recessiva. Ha la sinistra divisa e incauta una formula? Sembrava a cavallo, qualche mese prima delle recenti elezioni politiche, e poi splash. A chi non considera il principio di realtà, a chi non sa parlare un linguaggio di decente modernizzazione liberale dell’economia, di riforme pro mercato e pro lavoro, a chi cerca di turlupinarci con vecchi rancori anticasta, con cretinate sociali da lotta di classe fuori tempo, con narrazioni obsolete alla Saviano e Vendola, non sarà troppo difficile rispondere con un programma serio di riscatto e di rinascita italiana. Non troppo difficile, ma neanche facile. Berlusconi, proprio ora che tutto congiura a imprigionarlo in una formula difensiva, deve passare all’attacco. Ma sulle questioni importanti, su tasse e spesa pubblica, per fare in modo che la gente capisca: una vecchia nomenklatura spossata non ce la farà mai a cogliere i segnali di una possibile ripresa, che per noi parte dal fondo di una specie di abisso eurocostipato. Dagli arresti domiciliari si possono fare grandi cose, se un movimento e uno staff acconci fossero capaci di rilanciare l’immagine vera, quella di un prigioniero che si considera uomo libero, di un uomo accanitamente insultato, diffamato e perseguitato che sa come cavarsela alla Superman, perché usa la modestia dei suoi avversari politici e togati come il supereroe usava la kriptonite. Berlusconi politicamente morto? Andate avanti voi, che a me scappa da ridere.

LA DIGNITA’ DI BERLUSCONI: “SONO INNOCENTE, SE CONDANNATO VADO IN CARCERE”

AlessandrosallustiIl verdetto per il processo Mediaset è atteso per domani, Berlusconi lo aspetta con assoluta calma ripetendo la sua innocenza  mentre nell’aria politica c’è agitazione per ripercussioni che potrebbe avere una sua condanna definitiva, il direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti mi ha spiegato alcuni dei “perché” molto importanti di questa vicenda intricata. L’ascoltiamo.

PERCHE’ ANDARE IN CARCERE E’ MEGLIO CHE STARE A CASA

“Carcere è un valore simbolico, produce una sofferenza fisica per cui mette chi ti ci ha mandato di fronte alla responsabilità di quello che ha fatto, invece gli arresti domiciliari, nella percezione comune… Uno dice va bene, casa sua… Invece la perdita della libertà è una violenza a prescindere da dove la sconti. Io ho provato gli arresti domiciliari, sono umilianti, mortificanti, perché in realtà nessuno può entrare in casa, non puoi comunicare con esterno. Se hai bisogno di qualcosa devi chiedere… -io vorrei andare in farmacia…-devi chiedere al giudice, giudice ti può dire sì o no, quando vuole come vuole. E’ molto più umiliante gli arresti domiciliari che il carcere. Il carcere ha una sua dignità, mi hai voluto mandare? Eccomi sono qui, è come se Gesù Cristo non fosse finito in croce. E’ quasi una vigliaccata quello di dire “no io ti mando ai domiciliari, sei a casa”, ma non è vero, non sono più libero. Dal punto di vista psicologico è peggiore, perché toglie l’egoismo di quello che stai facendo di quello che stai subendo. Mi hanno preso in giro, anche sui giornali, “non faccia la vittima” la mia compagna era On.Santanché, ha una bellissima casa, la casa della Santanché cosa vuoi di più. Non è così. Tanto vero che io sono evaso, non evaso per andare a scappare, evaso per andare in carcere. Perché devi mettere questi magistrati che usano una giustizia in questo modo così violento e non uguale, di fronte alla vergogna di quello che hanno fatto.”

Anche la sua condanna era inaccettabile…

“Inaccettabile per due motivi, il primo perché sulla sentenza c’è scritto che sono delinquente abituale. Uno può scrivere che io sia un pirla abituale, scema abituale, si può discutere, ma delinquente a casa mia è una parola che ha un valore… Se fermano mio figlio per strada e gli dicono tuo padre è un delinquente, lui non può dire non è vero perché è scritto sulla sentenza dello Stato, non può querelarli, lo Stato ha detto che io sono un delinquente. E questo mi ha ferito tantissimo.

La seconda cosa che tutti noi siamo uguali davanti alla legge, ma la legge deve essere uguale con tutti noi. Mi hanno definito delinquente abituale quindi ho perso i benefici di legge e sono stato condannato. Era la settima condanna per omesso controllo. Se ci fosse una legge che dice alla settima condanna sei delinquente abituale quindi perdi, uno dice va bene sarà una legge pazzesca sarà uno Stato non liberale però questa è la legge, ma invece non c’è una legge che dice questo. Perché il direttore della Corriere della Sera ne ha 24 di condanne, il direttore della Repubblica ne ha 28, Travaglio ne ha 11 allora perché io alla settima sono delinquente abituale e quello là alla ventiquattresima no? Perché questo è il giornale di Berlusconi.”

C’è qualcosa che non torna…

“Nel processo che andrà in sentenza definitiva il 30 luglio ci sono due cose che non tornano. La prima è che  proprio per far scattare lo stesso meccanismo che è scattato su di me, cioè per dare una condanna alta che implicasse automaticamente la sospensione dai pubblici uffici da quindi decade da senatore non può più essere eletto, hanno dovuto definirlo “evasore fiscale abituale”. Questo è un aggravante per cui scatta la pena di sospensione dai pubblici uffici per 4 anni, allora io mi chiedo perché e come mai l’uomo che per 18 anni ha pagato più tasse in Italia, è al primo posto come contribuente e in questi 18 anni ha versato 9 miliardi di euro di tasse, può essere definito “evasore fiscale abituale”? Tu puoi dire che il primo contribuente d’Italia ha evaso le tasse, ma non puoi dire evasore fiscale abituale.

La seconda cosa, in effetti, su quello pasticcio dei transazione dei pagamenti dei film dall’America all’Italia sono stati combinati dei pasticci e Mediaset all’epoca, prima che fosse aperta l’inchiesta, ha licenziato due manager perché li ha beccati a fare dei pasticci e li ha presi e li ha buttati fuori dalla porta. A Berlusconi cosa viene imputato? E’ vero che tu hai licenziato i tuoi manager, però tu non potevi non sapere cosa facevano i tuoi manager. Tra l’altro in un momento in cui lui non aveva la responsabilità giuridica, era Presidente del Consiglio, non era sostanzialmente a capo dell’azienda. In Italia quando vengono scoperti i pasticci nelle piccole e grandissime aziende, non è che viene preso il presidente dicendogli tu non potevi non sapere per cui tu vai in carcere, viene preso il colpevole e viene processato il colpevole. Perché Berlusconi deve essere l’unico capitano d’industria che non poteva non sapere? Se la legge dice che il capitano d’industria non può non sapere, vuol dire tutti i capitani d’industria non possono non sapere. Il Presidente di Banca Intesa che si chiama Bazzoli, il Presidente di Fiat che si chiama Elkann, che si chiama Agnelli, il Presidente del Gruppo De Benedetti che si chiama De Benedetti dovrebbero andare tutti in galera, perché nei loro gruppi sono successi dei pasticci come succedono nel tutti i gruppi del mondo. Queste due anomalie, cioè che viene definito l’evasore fiscale abituale il primo contribuente d’Italia,  e il fatto che l’unico imprenditore che non poteva non sapere cosa stavano combinando i suoi manager… Queste due cose messe insieme mi fanno avere la certezza che questo è un teorema che è costruito semplicemente per mandare Berlusconi in galera.

Non c’è giustizia se la legge non è applicata nello stesso modo nei confronti di chiunque. Se io e te lasciamo la macchina in divieto di sosta, stessa macchina nello stesso punto alla stessa ora provocando lo stesso disagio, a te danno 30 euro di multa, a me ritirano la patente e la macchina, mi mettono in galera, non è giustizia, o tutti i due 30 euro o tutti i due in galera, allora è giustizia. Può essere una giustizia feroce o sbagliata ma il presupposto della giustizia che tutti vengano trattati nella stessa maniera.

34 condanne in 18 anni non le ha subito nemmeno il capo della mafia. Il numero dei processi è l’indice dell’accanimento giudiziario verso di lui, gli sono andati addosso per ogni cosa, hai fatto questo è reato, quindi processo. Al Capone non ha subìto 34 processi, Toto Riina non ha subìto 34 processi. Ce la mettono tutta per riuscire a condannarlo, ancora non sono riusciti a farlo, e secondo loro il motivo di questo che i reati erano andati in prescrizione, ma non è vero. Se i reati erano così evidenti, non potevano andare in prescrizione. Le loro accuse sono dei teoremi che non si basano su prove e fatti certi. In Italia c’è una grande anomalia. L’Italia non è mai stato un paese normale, nel 1992 quando la Procura di Milano decide di sterminare una classe dirigente con famoso tangentopoli dove i fatti erano prevalentemente veri, dove la magistratura di Milano è diventata inaffidabile e inattendibile perché le tangenti del sistema politico c’erano in tutto il sistema politico, la magistratura di Milano ha arrestato quindi delegittimato ucciso politicamente, e alcuni anche fisicamente si sono sparati sono morti in carcere, soltanto due dei tre attori politici di quelli anni, il partito principale era Democrazia Cristiana, il secondo era Pci Partito Comunista, il terzo era Partito Socialista. Democrazia Cristiana e Partito Socialista erano alleati per tenere Pci fuori dalla stanza dei bottoni, guarda caso la magistratura di Milano ha arrestato e decapitato Dci e Psi e non ha toccato Pci, non solo, ma i due magistrati che hanno fatto questa operazione erano Antonio Di Pietro e Gherardo D’Ambrosio sono diventati deputati e senatori del Partito Comunista che dopo ha cambiato nome PD, il che è molto anomalo. La classe politica nel 92-93 di fronte a questa vergogna pubblica, perché si vergognavano ovviamente dell’avvenuto, cosa fece, rinunciò all’immunità parlamentare, si arrese alla magistratura, dicendo va bene. Perché l’Italia nasce con la Costituzione dopo il fascismo, lo Stato ha tre poteri, potere legislativo, potere esecutivo, potere giudiziario quasi come in tutti i paesi. Questi tre poteri devono essere indipendenti tra di loro. Siccome tutti i magistrati che c’erano in Italia nel 48 quando è nata la Costituzione erano magistrati già dapprima sotto il regime fascista, allora si sono detti, ma possiamo fidarci dei magistrati che si sono formati sotto il regime fascista? Possono fare un golpe, con loro potere arrestare tutti i politici e reintrodurre il fascismo, per cui  padri costituenti avevano chiaro che il potere politico doveva essere difeso dal potere giudiziario, tanto è vero che i padri costituenti inserirono l’immunità parlamentare, cioè finché io sono nell’esercizio delle funzioni politiche su mandato del popolo cioè sono eletto  e poi io sia onorevole che sia ministro, per tutto il periodo in cui mi hanno eletto almeno che non mi trovino in flagranza di reato o per particolari reati che hanno previsto tipo strage, omicidio, c’è una serie di reati, i magistrati non possono indagarmi tantomeno arrestarmi, se hanno il sospetto che io sia colpevole di qualcosa quando smetto di essere parlamentare mi possono processare, come è successo in Francia a Chirac e  a Sarkozy si aprono processi, finché sei Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica o onorevole non puoi essere processato se non per i reati di un certo tipo, per cui la classe politica italiana è stata al riparo dall’incursione della magistratura per diversi anni, nel 92 sull’onda della vergogna rinunciò all’immunità parlamentare quindi dal 92 la classe politica italiana è nelle mani della magistratura che fa esattamente ciò che vuole. Attacca un gruppo, mette sotto inchiesta un gruppo non un altro, mette nel mirino un leader anziché un altro… E’ questa normalità, la separazione dei poteri va ripristinata. Se no c’è un potere dello Stato che prevarica gli altri. Non è possibile, non può essere possibile. Questo è il problema che abbiamo in Italia.”

Potrà mai cambiare?

“Io credo che finché non cambia questo sistema non si ripristinano delle condizioni di democrazia. Il Pdl sono tanti anni che chiede con insistenza di cambiare la giustizia ma per farlo ci vogliono due terzi dei consensi, o tu vinci le elezioni con 60% dei voti o devi chiedere alla sinistra che purtroppo è alleata con magistrati e così non si esce da questa cosa. Tecnicamente è impossibile.”

Centro destra senza Berlusconi? Ci può essere un altro leader come lui?

“Non ci sarà un altro Berlusconi, non esiste un sostituto a Berlusconi, come non esiste un sostituto di Michelangelo o Leonardo da Vinci, l’Italia è un paese liberale che è sempre stato di una maggioranza non di sinistra. Il centro-destra andrà avanti ma Berlusconi è un leader irripetibile.”

PROCESSO MEDIASET FATTI RACCONTATI DA FORZASILVIO.IT

Mentre continuano le polemiche su caso Mediaset che vede coinvolto Silvio Berlusconi, e sui probabili effetti del caso sul futuro di governo e all’interno del PDL, sentiamo i fatti accaduti da Forzasilvio.it DEL 10/07/2013

Processo Mediaset: L’assurdità dell’ipotesi accusatoria contro Berlusconi

“Lascereste al suo posto il capo dell’ufficio acquisti dell’azienda di vostra proprietà se veniste a sapere che si fa corrompere e fa la cresta sugli acquisti?” Ovviamente no.
Il Tribunale di Milano prima e la Corte di Appello poi, recependo in maniera acritica l’assurda tesi della Procura di Milano, con pervicacia accusatoria che connota da sempre l’agire a Milano nei confronti del Presidente Berlusconi, ha aperto e trascinato per anni un inverosimile procedimento fondato sul nulla. Tale processo, denominato “diritti Mediaset”, è basato su una ipotesi accusatoria così assurda e risibile che in presenza di giudici non totalmente appiattiti sull’accusa e davvero “super partes”, sarebbe finito ancor prima di iniziare, con grande risparmio di tempo per i magistrati e di denaro per i contribuenti: basti pensare che una sola delle molte inutili consulenze contabili ordinate dalla Procura è costata ai cittadini quasi tre milioni di euro.
Non è azzardato ipotizzare che tra consulenze, rogatorie ed atti processuali questa vicenda sia già costata allo Stato una ventina di milioni di curo. 
Veniamo ai fatti. 
1)    Il gruppo televisivo fondato da Silvio Berlusconi era ed è uno dei principali acquirenti di diritti televisivi al mondo. Una piccola parte, di questi diritti (da 30 a 50 milioni di dollari, sul totale di quasi 1 miliardo di dollari acquistati annualmente) veniva acquistata ogni anno da tale Frank Agrama, un imprenditore americano che operava ed opera nel settore diritti da oltre 40 anni. Agrama, grazie ai suoi rapporti di amicizia con il Presidente della Paramount, Bruce Gordon, godeva di una sorta di esclusiva per la vendita dei prodotti Paramount sui mercati europei ed otteneva dalla stessa Paramount prezzi e condizioni particolarmente favorevoli. 
Secondo alcune testimonianze, Frank Agrama e Bruce Gordon erano soci. Agrama acquistava ogni anno da Paramount l’intera produzione dei film e delle fiction e poi li vendeva, singolarmente o a pacchetti, ai vari operatori europei assumendo su di sé il rischio dell’acquisto globale della produzione Paramount.  
2)    Fininvest prima e Mediaset poi, per acquisire i prodotti Paramount, tra i migliori sul mercato americano, dovevano quindi, necessariamente, trattare sempre e solo con Agrama. Un nuovo amministratore di Mediaset cercò di aggirare questa situazione trattando direttamente con Paramount. Il risultato fu che, quell’anno Paramount cedette tutti i suoi prodotti alla RAI anziché a Mediaset. 
I magistrati milanesi non si arrendono a questa realtà e ipotizzano addirittura che la causa dell’esclusiva di Agrama sarebbe stato il fatto che Silvio Berlusconi sarebbe socio occulto di Agrama e che avrebbe diviso con lui gli utili delle vendite Paramount. 
 Risulta invece incontestabilmente dagli atti che: 
a) Silvio Berlusconi ebbe a conoscere il signor Agrama (due o tre incontri soltanto) agli albori della TV commerciale negli anni ’80 non avendo successivamente alcun rapporto con lui. 
b) Dai conti correnti di Agrama sequestrati dai PM milanesi si evince incontestabilmente che tutti i guadagni provenienti dall’attività commerciale di Agrama sono rimasti nella sua esclusiva disponibilità e che mai somma alcuna è stata trasferita a Silvio Berlusconi. 
c) Nel corso degli anni, Agrama ebbe a versare ad alcuni dirigenti di Mediaset ingenti somme dì denaro in “nero” (in un caso addirittura 4 milioni e mezzo di euro) per far si che l’azienda acquistasse l’intera produzione annuale di Paramount. 
d) Tutti i testimoni ascoltati hanno categoricamente escluso che Silvio Berlusconi si fosse mai occupato dell’acquisto di diritti televisivi. 
e) Tutti i testimoni hanno confermato che dal gennaio 1994, data della discesa in campo nella politica, Silvio Berlusconi dopo essersi dimesso da ogni carica, si è totalmente distinto ed allontanato dalle aziende da lui fondate. 
Silvio Berlusconi, era proprietario al 100% di Mediaset, dopo la quotazione in borsa principale azionista e il principale beneficiario degli utili: mai avrebbe avuto interesse ad acquistare prodotti Paramount in eccedenza rispetto alle esigenze di Mediaset per poi dividere una piccola parte dell’utile con Agrama e mai avrebbe acconsentito al pagamento di tangenti in “nero” a propri dirigenti per agevolare Agrama. 
Gli sarebbe stato sufficiente una semplice telefonata ai suoi sottoposti per ottenere l’acquisto dei diritti esitati da Agrama senza che questi dovesse pagare alcuna tangente, secondo l’accusa per il 50% di pertinenza di Berlusconi. 
Quale imprenditore avrebbe continuato a mantenere come responsabili dell’Ufficio acquisti, (un ufficio che trattava i prezzi e acquisiva annualmente “diritti” per quasi un miliardo di dollari all’anno,) dei dirigenti corrotti che pensavano al loro interesse e non a quello dell’azienda? 
Nessun imprenditore con la testa sulle spalle, avrebbe mai tollerato per più di un minuto la permanenza in azienda di tali personaggi. 
Giudici imparziali.
Il Collegio del Tribunale di Milano, era presieduto dal dott. D’Avossa, giudice già ricusato poiché in altro processo riguardante proprio il Gruppo Fininvest si era espresso affermando che era fatto notorio che in tale gruppo si utilizzassero fondi “neri” ed aveva perciò condannato i dirigenti imputati, che poi furono invece assolti in Appello e in Cassazione per insussistenza dei fatti. 
Il Presidente della Corte d’Appello che ha incredibilmente confermato la sentenza di condanna del Tribunale aveva manifestato pubblicamente la sua disapprovazione nei confronti del Governo Berlusconi. 
I fatti ipotizzati dall’accusa sarebbero accaduti nella prima metà degli anni ’90. La Magistratura, anziché prendere atto dell’intervenuta prescrizione ha invece, con tesi assolutamente pretestuosa, sostenuto che la compravendita dei diritti aveva continuato a produrre i suoi effetti in tutti gli esercizi di bilancio in cui gli stessi diritti avevano trovato utilizzazione, ancorché fossero stati integralmente pagati all’epoca dei contratti primigenii risalenti agli anni ’90 ed interamente ammortizzati nei bilanci aziendali.  
Questi teoremi accusatori sono stati protratti all’infinito solo per poter arrivare a condannare il nemico ideologico e politico Silvio Berlusconi. Ma ciò che rende ancor più assurda tutta questa vicenda è rappresentato dal fatto che i magistrati milanesi, contro ogni logica, non hanno tenuto conto di due precise sentenze della Corte di Cassazione, che con decisioni passate in giudicato hanno statuito l’insussistenza di quei fatti e comunque l’estraneità di Silvio Berlusconi alla gestione di Mediaset proprio negli anni in questione. In qualunque altra sede giudiziaria, dunque, a fronte di decisioni consimili si sarebbe doverosamente ed immediatamente pervenuti ad una sentenza più che assolutoria. 
Ma eravamo a Milano. 

Berlusconi: “Non abbandonerò la mia battaglia per migliorare l’Italia”

Vi riporto la dichiarazione del Presidente Berlusconi, ed è stata inviata per email agli iscritti online di PDL. Ascoltiamo il suo parere. Silvio Berlusconi: “Ero veramente convinto che mi assolvessero perché nei fatti non c’era davvero nessuna possibilità di condannarmi. E invece è stata emessa una sentenza incredibile, di una violenza mai vista né sentita prima, per cercare di eliminarmi dalla vita politica di questo Paese. 

Non è soltanto una pagina di malagiustizia è un’offesa a tutti quegli italiani che hanno creduto in me e hanno avuto fiducia nel mio impegno per il Paese. Ma io, ancora una volta, intendo resistere a questa persecuzione perché sono assolutamente innocente e non voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell’Italia un paese davvero libero e giusto.”

LA COLPA DI BERLUSCONI…

Sinceramente trovo esagerato l’accanimento nei confronti del Cavaliere, mentre ci sono problemi gravissimi da risolvere occuparsi della vita privata di un personaggio in questo momento sembra veramente insensato. Io l’ho conosciuto personalmente e devo dire che mai visto un uomo così gentile, disponibile e di cuore. L’ho rincorso per più di un anno per intervistarlo e alla fine l’ho conosciuto anche se l’intervista non l’abbiamo ancora fatta perché alla fine della campagna elettorale era veramente stanco e non c’era più tempo. Berlusconi quando ti vede, ti ascolta e ti rispetta. Non è da tutti, “mostrare” rispetto a chiunque, penso che tantissimi possono testimoniare che uno che tratta “tutti gli esseri umani” con rispetto. Come ha scritto Alessandro Sallusti, nessuno mi può far credere che lui abbia abusato di una donna. Penso che quando uno è ricco e ha successo diventa un bersaglio facile su cui sfogarsi la rabbia anche se non ha colpa e questo non è giusto. Condannarlo a 7 anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici danneggia l’immagine d’Italia, e non penso che si arrendi e non faccia più politica. E la fa anche bene, mentre si pensava che Pdl fosse finita lui ha fatto risorgere centro destra con la sua capacità di saper entrare in sintonia con il popolo e lo rifarà. Non penso che ci sarà un altro personaggio dotato di grande carisma come Silvio Berlusconi. E’ uno di quegli uomini che non invecchiano mai, perché ha voglia di fare e ha voglia di vivere. Forse è troppo solare, e la sua personalità così colorata attira non solo troppa attenzione ma anche troppa gelosia nei suoi confronti. Se gli italiani l’hanno votato da vent’anni e se lui ha resistito per vent’anni agli attacchi e ancora c’è un motivo ci sarà. Io personalmente lo posso confermare che Silvio Berlusconi è un vero “signore”.

NO SILVIO, NO PARTY

TRATTO DA il Giornale del martedì 11 giugno 2013

UNA SVEGLIA PER IL PDL

NO SILVIO, NO PARTY

Senza Berlusconi in campo, la sinistra vince ovunque. Con Alemanno si estingue la destra, il Nord licenzia la Lega.

Alfano a Letta: niente strappi. E Grillo crolla perfino in Sicilia

di Alessandro Sallusti

No Silvio, no party. Non è una battuta ma la verità politica confermata dal risultato delle amministrative di ieri. Quando il capo non è in campo personalmente, con il suo nome sulla scheda e la sua faccia in tv, il Pdl annaspa e non sempre per demeriti dei candidati uscenti o nuovi. E’ che parliamo di un partito a chiara vocazione nazionale, non strutturato sul territorio, non alla pari con il suo competitor di sinistra del quale non ha né l’anzianità di servizio. I non pochi successi ottenuti in passato a livello amministrativo sono quasi sempre avvenuti in scia della galoppata del leader, cioè in coincidenza con elezioni nazionali.

Non sorprende quindi la disfatta di ieri, del resto ampiamente prevista. Berlusconi non ci ha messo la faccia e forse neppure il becco, il partito è stato sfratto dalle vicende nazionali, probabilmente appagato dal miracolo delle politiche. E, in più, il paragone rispetto a cinque anni fa è improponibile perché nel frattempo c’è stata la scissione del Fli, quella di Fratelli d’Italia, la traumatica uscita di scena di Bossi con il conseguente crollo della Lega. Se pochi anni fa il Pdl poteva contare al Nord su un alleato, il Carroccio, che rastrellava dal 20 al 30 per cento dei voti, oggi si deve accontentare di un partner che a fatica si avvicina al 10. Non sono cose da poco.

Tutto ciò porta a tre considerazioni. La prima: chi dentro il Pdl da vagheggiato o vagheggia la possibilità di pensione di Berlusconi e tifa per una Lega debole è solo un candidato al suicidio-omicidio(di noi moderati liberali). La seconda. Il caso Alemanno, al di là di possibili colpe del sindaco uscente, dimostra la fine della destra sociale come soggetto politico capace di incidere e attirare consensi anche da aree più moderate. La terza: se il Pd pensa di usare il successo delle amministrative in chiave politica, sbaglia i conti e pure di grosso. A Roma, Marino da vinto da oppositore interno, rifiutando di affiancare sui manifesti la sua faccia al simbolo del partito. Così come ovunque il partito ha perso voti, ingoiati da un’astensione che non ha guardato in faccia a nessuno.

Insomma, se qualcuno da quelle parti vuole strappare, si accomodi. Ma prima dia un occhio ai sondaggi nazionali e trovi un leader capace di tenere insieme il pollaio della sinistra. Auguri.

(Alessandro Sallusti)

Perché ho votato M5S? E rivoterò M5S (1)

Perché ho votato M5S? JEAN 35 ANNI (lav. Dipendente) Roma

Ho avuto sempre un’ideologia di sinistra, soprattutto nel tema dell’economia e della redistribuzione del reddito, sono pertanto antiliberista. Prima della nascita del M5S, ho votato sempre per il PD e prima ancora DS, quest’ultima l’ala che doveva essere la sinistra del PD. Negli anni successivi, con il peggioramento dell’economia italiana legata ai vincoli europei, ho incominciato a sospettare sui “meravigliosi” benefici dell’Eurozona. Purtroppo mi accorgevo della strana sudditanza del PD e pre PD verso le istituzioni autoritarie eurocratiche, quali la BCE, l’UE in generale, tutto quello che veniva dettato da Bruxelles, era preso per oro colato del centro sinistra. Inoltre mi sono reso conto che le belle promesse di Prodi sull’euro si stavano traducendo in cessione di sovranità verso istituzioni non elette da nessuno, svalutazioni interne del mercato del lavoro, perdita di competitività dovuta ad una moneta troppo rivalutata, privatizzazioni… Dinamiche che sarebbero dovute essere contrastate da una vera sinistra, la quale mi stava deludendo giorno per giorno. Il nascere del M5S ha destato la mia curiosità e ho iniziato a partecipare ai famosi VDAY. Il fatto che non si trattasse di un partito tradizionale con sezioni, tesorieri, e cosa molto importante l’uso di internet al posto dei mezzi di comunicazioni convenzionali e il loro rifiuto dei rimborsi elettorali aveva conquistato la mia fiducia. Per me era una vera e propria rivoluzione copernicana rispetto alla concezione tradizionale di partito che c’è sempre stata in Italia, mi riferisco anche al sistema della partitocrazia. Inoltre ho sempre apprezzato la figura di Grillo, personalità fuori dagli schemi, artista denominato come “pazzo” ma che stato uno dei pochi che si è reso conto del cambiamento della società a partire dall’uso di nuove tecnologie d’informazione, Grillo per questo ha investito sulla rete, perché questa avrebbe posto fine alla passività nella ricezione delle informazioni, strategia usata attraverso l’uso di TV e giornali, inoltre l’Italia è al settantesimo posto nella graduatoria mondiale come libertà di stampa. Insomma un eretico per le mummie della vecchia informazione tradizionale e della partitocrazia, i quali hanno fatto pagare cara a Grillo, cacciandolo via dalla Rai quando fece la famosa battuta nel 1986. I cavalli di battaglia del M5S sono stati quelli che io ingenuamente cercavo prima della nascita del M5S, nella “sinistra” quali: contrasto alle privatizzazioni, Stato forte con acqua, sanità, energia, scuola pubblica, energie rinnovabili e ripudio dell’atomica, la rivendicazione della sovranità monetaria, il ridiscutere i trattati con l’Europa e la non sudditanza verso di essa, tagli dei costi della politica e dell’informazione ormai non libera, uso della rete ed una vera opposizione, tematiche che ormai sono state bandite dal cartello politico PD e PDL, inutile poi parlare dei clamorosi inciuci di questi ultimi.

Come attivista M5S ho visto un’ottima partecipazione nel suo interno da parte di tutti, un movimento democratico aperto a tutti, dal professionista al disoccupato allo studente, senza logiche del partito. A mio avviso il M5S è uno strumento di democrazia diretta, dove il fine non è il partito, ma esso (il movimento) è il mezzo per portare la volontà, le proposte dei cittadini, direttamente nelle istituzioni tramite i cittadini stessi! Mentre nei partiti tradizionali, il fine è il partito in sé per sé o non gli elettori, i quali passano in secondo piano mentre gli eletti non si reputano cittadini ma onorevoli votati per grazia ricevuta.

Rivoterò M5S ovviamente perché sono coerente con le mie idee che ho descritto e non ci tengo consegnare l’Italia a PD e PDL e so che M5S sarà la nostra salvezza.

Intervista integrale a Beppe Grillo