Silvio Berlusconi

Berlusconi politicamente morto? No, è vivo e senza rivali

TRATTO DA ILGIORNALE.IT DEL 04/08/2013

La sentenza per frode fiscale arriva dopo un processo demenziale e non vale nulla. Per far fuori Berlusconi serve un leader capace di strappargli i consensi. Ma non c’è.

Berlusconi politicamente morto? Mi viene da ridere. I suoi avversari sono tuttora spiaccicati nell’irrilevanza, e in più sono suoi alleati di governo per necessità, vivono l’esperienza in un clima di divisione, ostilità reciproca, guerra dei capi, con il buon Matteo che si logora in strepiti verbali e altre acrobazie correntizie, lui che aveva detto di aver imparato la lezione di Berlusconi e voleva imitarlo con tanta buona volontà nella leadership personale e carismatica.
Il partito crisaiolo della Repubblica di De Benedetti, che è l’immagine stessa di un conflitto di interessi addirittura più illustre di quello del Cav, preme per l’Armageddon subito, vuole dettare contenuti e tempi a un partito epifanizzato, evirato, vuole eterodirigerlo platealmente. Ma è un giochino vecchio che divide e aggiunge caos, non una leadership. Il partito di Ingroia è nelle catacombe. Di Pietro si leccherà le ferite di una carriera politica ingloriosa per un po’. Grillo ha spiegato chi è davvero, con il suo consorte Casaleggio, e in pochi mesi è diventato una barzelletta che può ancora divertire una piccola minoranza e minacciare un governo «del cambiamento» a vanvera. La crisi da sinistra dell’esecutivo Letta-Berlusconi-Napolitano e quindi un governicchio in balia dei No Tav e dei somarelli di una classe dirigente da quarto mondo? Sarebbe un regalo anche troppo generoso a Berlusconi, non glielo faranno.
Berlusconi colpito e affondato da una sentenza per frode fiscale pronunciata al termine di un processo demenziale perché «non poteva non sapere»? Mi scompiscio dal ridere. Ci vuole altro per mettere fuori gioco e fuori legge un pezzo gagliardo e ostinato di sovranità popolare, da Berlusconi rappresentato con vittorie elettorali e clamorose rimonte, e formidabili rivincite, per due decenni. La sentenza è politicamente e civilmente ed eticamente nulla. Dovrebbero trovarne un’altra strada, non un timbro giudiziario a cui non crede nessuno, neanche chi lo festeggia come un giudizio di Dio, se il loro problema è far fuori Berlusconi. Dovrebbero trovare una leadership credibile che gli contenda i voti, il consenso, il discorso pubblico che solo lui è oggi in grado di fare. Ma il gran borghese Monti, che ha dato una mano all’Italia finché è stato un tecnico, è affondato nelle risse piccolo politiche con gli uomini di Casini e di Montezemolo. Fini si trastulla non si sa dove e giustamente tace. Tremonti lotta contro il golpe di Draghi. Ma via, siamo seri. Non c’è nessuno capace di prendere il posto di Berlusconi alla testa dell’Italia che non accetta il governo di sinistra, e che governo. L’Ulivo fallì, la serietà al governo fallì, D’Alema se lo sono mangiato i cannibali. E allora? Senza avversari e senza concorrenza interna (un saluto a Pisanu) che cosa volete che sia un annetto di domiciliari e qualche difficoltà con il passaporto.
Anzi. La persecuzione, l’imprigionamento virtuale di un uomo libero e testimone di un programma di libertà, sembra fatta apposta per prolungare ad libitum quella «vita attiva» di cui Berlusconi si sente «quasi» al termine. «Quasi»: ma che adorabile bugiardo! Non so che cosa sceglierà di fare il dominatore di questi anni, il domatore di nani che Berlusconi è stato fino ad ora. Non so. Marina? Sarebbe clamoroso e forse decisivo, se la situazione lo rendesse obbligato. Una donna, e capace e tignosa, che porta il nome e l’eredità di valori e di modi, ma al femminile, del padre politico del movimento. Bush. Clinton. Ricorda qualcosa? Non sarebbe la prima americanizzazione introdotta dal Cav. Oppure troverà altri modi, e tutto sta a superare la fase critica di una «diminutio» delle facoltà ottenuta per via di un’espulsione forzata dall’arena democratica. Certo, niente garantisce niente. Ma prima di dire che Berlusconi è politicamente morto, uno sport in cui i fessi si esercitano da vent’anni, ci penserei sopra un momento.
C’è poi una questione di fondo. Il Paese. I suoi interessi veri. L’uscita dalla crisi recessiva. Ha la sinistra divisa e incauta una formula? Sembrava a cavallo, qualche mese prima delle recenti elezioni politiche, e poi splash. A chi non considera il principio di realtà, a chi non sa parlare un linguaggio di decente modernizzazione liberale dell’economia, di riforme pro mercato e pro lavoro, a chi cerca di turlupinarci con vecchi rancori anticasta, con cretinate sociali da lotta di classe fuori tempo, con narrazioni obsolete alla Saviano e Vendola, non sarà troppo difficile rispondere con un programma serio di riscatto e di rinascita italiana. Non troppo difficile, ma neanche facile. Berlusconi, proprio ora che tutto congiura a imprigionarlo in una formula difensiva, deve passare all’attacco. Ma sulle questioni importanti, su tasse e spesa pubblica, per fare in modo che la gente capisca: una vecchia nomenklatura spossata non ce la farà mai a cogliere i segnali di una possibile ripresa, che per noi parte dal fondo di una specie di abisso eurocostipato. Dagli arresti domiciliari si possono fare grandi cose, se un movimento e uno staff acconci fossero capaci di rilanciare l’immagine vera, quella di un prigioniero che si considera uomo libero, di un uomo accanitamente insultato, diffamato e perseguitato che sa come cavarsela alla Superman, perché usa la modestia dei suoi avversari politici e togati come il supereroe usava la kriptonite. Berlusconi politicamente morto? Andate avanti voi, che a me scappa da ridere.

GIORNO DEL VERDETTO PER PRESIDENTE BERLUSCONI

Oggi sapremo il verdetto per Silvio Berlusconi, leader del centro-destra, l’uomo che l’Italia ha votato per 20 anni, e un leader che ha subìto 30 processi, un record. Ha tutta la mia solidarietà, rappresenta 10 milioni di Italiani e spero che verrà assolto. Se qualcuno qualcosa contro di lui, l’unico posto e evento per rispondergli sono alle urne. Il leader più carismatico d’Italia non può e non deve essere condannato per di più per le cose che non ha fatto. Comunque vada saprà risorgere lo so. Ammiro la sua forza interiore, apprezzo la sua pacata calma. Ecco cosa potrebbe accadere oggi:

GLI SCENARI IN CASSAZIONE(TRATTO DA IL GIORNALE DEL 25 luglio 2013)

1. Il rinvio in Corte d’Appello

La Cassazione può accogliere uno dei motivi di ricorso contro la condanna e annullare la sentenza

2. La conferma della condanna

La Corte può rendere definitivi i 4 anni di reclusione più i 5 anni di interdizione dai pubblici uffici

3. Sentenza annullata con assoluzione

La Suprema Corte può accogliere in pieno il ricorso e formulare un’assoluzione secca per il Cav

LA DIGNITA’ DI BERLUSCONI: “SONO INNOCENTE, SE CONDANNATO VADO IN CARCERE”

AlessandrosallustiIl verdetto per il processo Mediaset è atteso per domani, Berlusconi lo aspetta con assoluta calma ripetendo la sua innocenza  mentre nell’aria politica c’è agitazione per ripercussioni che potrebbe avere una sua condanna definitiva, il direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti mi ha spiegato alcuni dei “perché” molto importanti di questa vicenda intricata. L’ascoltiamo.

PERCHE’ ANDARE IN CARCERE E’ MEGLIO CHE STARE A CASA

“Carcere è un valore simbolico, produce una sofferenza fisica per cui mette chi ti ci ha mandato di fronte alla responsabilità di quello che ha fatto, invece gli arresti domiciliari, nella percezione comune… Uno dice va bene, casa sua… Invece la perdita della libertà è una violenza a prescindere da dove la sconti. Io ho provato gli arresti domiciliari, sono umilianti, mortificanti, perché in realtà nessuno può entrare in casa, non puoi comunicare con esterno. Se hai bisogno di qualcosa devi chiedere… -io vorrei andare in farmacia…-devi chiedere al giudice, giudice ti può dire sì o no, quando vuole come vuole. E’ molto più umiliante gli arresti domiciliari che il carcere. Il carcere ha una sua dignità, mi hai voluto mandare? Eccomi sono qui, è come se Gesù Cristo non fosse finito in croce. E’ quasi una vigliaccata quello di dire “no io ti mando ai domiciliari, sei a casa”, ma non è vero, non sono più libero. Dal punto di vista psicologico è peggiore, perché toglie l’egoismo di quello che stai facendo di quello che stai subendo. Mi hanno preso in giro, anche sui giornali, “non faccia la vittima” la mia compagna era On.Santanché, ha una bellissima casa, la casa della Santanché cosa vuoi di più. Non è così. Tanto vero che io sono evaso, non evaso per andare a scappare, evaso per andare in carcere. Perché devi mettere questi magistrati che usano una giustizia in questo modo così violento e non uguale, di fronte alla vergogna di quello che hanno fatto.”

Anche la sua condanna era inaccettabile…

“Inaccettabile per due motivi, il primo perché sulla sentenza c’è scritto che sono delinquente abituale. Uno può scrivere che io sia un pirla abituale, scema abituale, si può discutere, ma delinquente a casa mia è una parola che ha un valore… Se fermano mio figlio per strada e gli dicono tuo padre è un delinquente, lui non può dire non è vero perché è scritto sulla sentenza dello Stato, non può querelarli, lo Stato ha detto che io sono un delinquente. E questo mi ha ferito tantissimo.

La seconda cosa che tutti noi siamo uguali davanti alla legge, ma la legge deve essere uguale con tutti noi. Mi hanno definito delinquente abituale quindi ho perso i benefici di legge e sono stato condannato. Era la settima condanna per omesso controllo. Se ci fosse una legge che dice alla settima condanna sei delinquente abituale quindi perdi, uno dice va bene sarà una legge pazzesca sarà uno Stato non liberale però questa è la legge, ma invece non c’è una legge che dice questo. Perché il direttore della Corriere della Sera ne ha 24 di condanne, il direttore della Repubblica ne ha 28, Travaglio ne ha 11 allora perché io alla settima sono delinquente abituale e quello là alla ventiquattresima no? Perché questo è il giornale di Berlusconi.”

C’è qualcosa che non torna…

“Nel processo che andrà in sentenza definitiva il 30 luglio ci sono due cose che non tornano. La prima è che  proprio per far scattare lo stesso meccanismo che è scattato su di me, cioè per dare una condanna alta che implicasse automaticamente la sospensione dai pubblici uffici da quindi decade da senatore non può più essere eletto, hanno dovuto definirlo “evasore fiscale abituale”. Questo è un aggravante per cui scatta la pena di sospensione dai pubblici uffici per 4 anni, allora io mi chiedo perché e come mai l’uomo che per 18 anni ha pagato più tasse in Italia, è al primo posto come contribuente e in questi 18 anni ha versato 9 miliardi di euro di tasse, può essere definito “evasore fiscale abituale”? Tu puoi dire che il primo contribuente d’Italia ha evaso le tasse, ma non puoi dire evasore fiscale abituale.

La seconda cosa, in effetti, su quello pasticcio dei transazione dei pagamenti dei film dall’America all’Italia sono stati combinati dei pasticci e Mediaset all’epoca, prima che fosse aperta l’inchiesta, ha licenziato due manager perché li ha beccati a fare dei pasticci e li ha presi e li ha buttati fuori dalla porta. A Berlusconi cosa viene imputato? E’ vero che tu hai licenziato i tuoi manager, però tu non potevi non sapere cosa facevano i tuoi manager. Tra l’altro in un momento in cui lui non aveva la responsabilità giuridica, era Presidente del Consiglio, non era sostanzialmente a capo dell’azienda. In Italia quando vengono scoperti i pasticci nelle piccole e grandissime aziende, non è che viene preso il presidente dicendogli tu non potevi non sapere per cui tu vai in carcere, viene preso il colpevole e viene processato il colpevole. Perché Berlusconi deve essere l’unico capitano d’industria che non poteva non sapere? Se la legge dice che il capitano d’industria non può non sapere, vuol dire tutti i capitani d’industria non possono non sapere. Il Presidente di Banca Intesa che si chiama Bazzoli, il Presidente di Fiat che si chiama Elkann, che si chiama Agnelli, il Presidente del Gruppo De Benedetti che si chiama De Benedetti dovrebbero andare tutti in galera, perché nei loro gruppi sono successi dei pasticci come succedono nel tutti i gruppi del mondo. Queste due anomalie, cioè che viene definito l’evasore fiscale abituale il primo contribuente d’Italia,  e il fatto che l’unico imprenditore che non poteva non sapere cosa stavano combinando i suoi manager… Queste due cose messe insieme mi fanno avere la certezza che questo è un teorema che è costruito semplicemente per mandare Berlusconi in galera.

Non c’è giustizia se la legge non è applicata nello stesso modo nei confronti di chiunque. Se io e te lasciamo la macchina in divieto di sosta, stessa macchina nello stesso punto alla stessa ora provocando lo stesso disagio, a te danno 30 euro di multa, a me ritirano la patente e la macchina, mi mettono in galera, non è giustizia, o tutti i due 30 euro o tutti i due in galera, allora è giustizia. Può essere una giustizia feroce o sbagliata ma il presupposto della giustizia che tutti vengano trattati nella stessa maniera.

34 condanne in 18 anni non le ha subito nemmeno il capo della mafia. Il numero dei processi è l’indice dell’accanimento giudiziario verso di lui, gli sono andati addosso per ogni cosa, hai fatto questo è reato, quindi processo. Al Capone non ha subìto 34 processi, Toto Riina non ha subìto 34 processi. Ce la mettono tutta per riuscire a condannarlo, ancora non sono riusciti a farlo, e secondo loro il motivo di questo che i reati erano andati in prescrizione, ma non è vero. Se i reati erano così evidenti, non potevano andare in prescrizione. Le loro accuse sono dei teoremi che non si basano su prove e fatti certi. In Italia c’è una grande anomalia. L’Italia non è mai stato un paese normale, nel 1992 quando la Procura di Milano decide di sterminare una classe dirigente con famoso tangentopoli dove i fatti erano prevalentemente veri, dove la magistratura di Milano è diventata inaffidabile e inattendibile perché le tangenti del sistema politico c’erano in tutto il sistema politico, la magistratura di Milano ha arrestato quindi delegittimato ucciso politicamente, e alcuni anche fisicamente si sono sparati sono morti in carcere, soltanto due dei tre attori politici di quelli anni, il partito principale era Democrazia Cristiana, il secondo era Pci Partito Comunista, il terzo era Partito Socialista. Democrazia Cristiana e Partito Socialista erano alleati per tenere Pci fuori dalla stanza dei bottoni, guarda caso la magistratura di Milano ha arrestato e decapitato Dci e Psi e non ha toccato Pci, non solo, ma i due magistrati che hanno fatto questa operazione erano Antonio Di Pietro e Gherardo D’Ambrosio sono diventati deputati e senatori del Partito Comunista che dopo ha cambiato nome PD, il che è molto anomalo. La classe politica nel 92-93 di fronte a questa vergogna pubblica, perché si vergognavano ovviamente dell’avvenuto, cosa fece, rinunciò all’immunità parlamentare, si arrese alla magistratura, dicendo va bene. Perché l’Italia nasce con la Costituzione dopo il fascismo, lo Stato ha tre poteri, potere legislativo, potere esecutivo, potere giudiziario quasi come in tutti i paesi. Questi tre poteri devono essere indipendenti tra di loro. Siccome tutti i magistrati che c’erano in Italia nel 48 quando è nata la Costituzione erano magistrati già dapprima sotto il regime fascista, allora si sono detti, ma possiamo fidarci dei magistrati che si sono formati sotto il regime fascista? Possono fare un golpe, con loro potere arrestare tutti i politici e reintrodurre il fascismo, per cui  padri costituenti avevano chiaro che il potere politico doveva essere difeso dal potere giudiziario, tanto è vero che i padri costituenti inserirono l’immunità parlamentare, cioè finché io sono nell’esercizio delle funzioni politiche su mandato del popolo cioè sono eletto  e poi io sia onorevole che sia ministro, per tutto il periodo in cui mi hanno eletto almeno che non mi trovino in flagranza di reato o per particolari reati che hanno previsto tipo strage, omicidio, c’è una serie di reati, i magistrati non possono indagarmi tantomeno arrestarmi, se hanno il sospetto che io sia colpevole di qualcosa quando smetto di essere parlamentare mi possono processare, come è successo in Francia a Chirac e  a Sarkozy si aprono processi, finché sei Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica o onorevole non puoi essere processato se non per i reati di un certo tipo, per cui la classe politica italiana è stata al riparo dall’incursione della magistratura per diversi anni, nel 92 sull’onda della vergogna rinunciò all’immunità parlamentare quindi dal 92 la classe politica italiana è nelle mani della magistratura che fa esattamente ciò che vuole. Attacca un gruppo, mette sotto inchiesta un gruppo non un altro, mette nel mirino un leader anziché un altro… E’ questa normalità, la separazione dei poteri va ripristinata. Se no c’è un potere dello Stato che prevarica gli altri. Non è possibile, non può essere possibile. Questo è il problema che abbiamo in Italia.”

Potrà mai cambiare?

“Io credo che finché non cambia questo sistema non si ripristinano delle condizioni di democrazia. Il Pdl sono tanti anni che chiede con insistenza di cambiare la giustizia ma per farlo ci vogliono due terzi dei consensi, o tu vinci le elezioni con 60% dei voti o devi chiedere alla sinistra che purtroppo è alleata con magistrati e così non si esce da questa cosa. Tecnicamente è impossibile.”

Centro destra senza Berlusconi? Ci può essere un altro leader come lui?

“Non ci sarà un altro Berlusconi, non esiste un sostituto a Berlusconi, come non esiste un sostituto di Michelangelo o Leonardo da Vinci, l’Italia è un paese liberale che è sempre stato di una maggioranza non di sinistra. Il centro-destra andrà avanti ma Berlusconi è un leader irripetibile.”

LA SENTENZA BERLUSCONI

TRATTO DA IL GIORNALE DEL 24 LUGLIO 2013

di ALESSANDRO SALLUSTI

Prepariamoci all’ultimo ricatto

Tra una settimana esatta sapremo se Silvio Berlusconi potrà continuare la sua attività politica da uomo libero. La sentenza della Corte di cassazione, ultimo grado di giudizio del processo sui diritti Mediaset, è prevista infatti per martedì 30 luglio. Mancano sei giorni, ore decisive per i tecnici di accusa e difesa. Ma a dirla tutta, secondo il pensare più diffuso, la scelta non sarà tra conferma o no della condanna(4 anni di carcere, 5 di interdizione dai pubblici uffici) come dovrebbe essere, ma solo tra condanna subito o a settembre in base a complicati cavilli procedurali e scelte di opportunità. Lo dico perché appartengo alla schiera dei pessimisti, non per valutazione di merito giudiziario. Due osservazioni. La prima: che Berlusconi sia un evasore abituale, come definito in sentenza, è smentito dai fatti: 9 miliardi di tasse versate regolarmente in questi ultimi 18 anni da lui e dalle sue aziende dimostrano in maniera inequivocabile che Mediaset non è un’impresa pirata ma un fiore all’occhiello del Paese che ha contribuito in modo importante al suo sviluppo in termini economici e occupazionali. La seconda: Berlusconi è accusato, unico grande imprenditore italiano, di non poter non sapere di qualche pasticcio combinato da suoi manager o addirittura ex (due furono licenziati in tronco all’epoca dei fatti).

Queste due anomalie e forzature(non sono le uniche emerse) fanno pensare che le sentenze di primo e secondo grado fossero già scritte fin dall’inizio. Le corti non hanno cercato la verità storica al di là di ogni ragionevole dubbio e con buon senso ma sono andate diritte su una tesi accusatoria lacunosa, raffazzonata e non vedo perché proprio ora, a un centimetro dal traguardo, la rotta debba cambiare.

Berlusconi la pensa diversamente, sostiene che all’ultimo la sua innocenza dovrà essere riconosciuta. Ammiro il suo incrollabile ottimismo e mi auguro che ancora una volta abbia ragione. Ha deciso di aspettare il verdetto in silenzio, rotto solo per assicurare che la sentenza non avrà ripercussioni politiche. Comportamento apprezzabile, forse suggerito e condiviso dai collaboratori che in queste ore stanno lavorando per la sua  salvezza.

Ma proviamo a uscire dai tatticismi. Ancora per sei giorni Berlusconi ha il diritto-dovere di difendere se stesso, il futuro suo, delle aziende del gruppo e del partito che ha fondato come meglio crede e non è il caso di tirarlo per la giacchetta. Insegnare ai gatti ad arrampicarsi è inutile e presuntuoso. Ma se il 30 dovesse avvenire l’irreparabile, allora il problema non sarebbe più esclusiva del presidente ma diventerebbe anche nostro, cioè di quei dieci milioni di italiani che rimarrebbero senza la rappresentanza politica liberamente scelta alle urne. Penso che a quel punto tutti noi liberali avremmo a nostra volta diritto-dovere di fare sentire forte, nei modi e nelle forme che riterremo, le nostre ragioni. Non ho idea di che cosa potrebbe decidere il Pdl e non credo che la questione centrale sia se tenere in piedi questo governo o no. Le larghe intese potranno ance assicurare i professionisti della politica, forse addirittura i mercati ma certo-almeno che non vogliamo prenderci in giro- non saranno mai decisive per la soluzione della crisi che può arrivare solo da un riequilibrio dei patti che tengono in piedi lo sciagurato euro.

Eppure, scommetto, se la sentenza dovesse condannare definitivamente Berlusconi si alzerà forte un coro minaccioso verso di lui e il Pdl: fate i bravi, state a cuccia al fianco del governo Letta altrimenti lo spread risale, l’Europa si arrabbia e altre palle del genere già sentite per insediare i tecnici di Monti con il risultato che ben conosciamo. Sarà un gigantesco ricatto per tentare di accompagnarci per mano fuori dalla politica e dalla storia di questo paese in modo da spartirsi comodamente le spoglie e soprattutto il bottino. Io credo che, comunque vada, Berlusconi non debba e possa uscire di scena, per di più con l’imbroglio, se non per volontà degli elettori. E allora prepariamoci, se dovessi avere ragione io e non lui su ciò che succederà il 30, a dirlo forte e chiaro a chi ha costruito-dentro e fuori i palazzi di giustizia-questo imbroglio. E anche lui medesimo, nel nostro interesse.

IL PROCESSO SUI DIRITTI TV MEDIASET

LA CONDANNA: Silvio Berlusconi è stato condannato in secondo grado a 4 anni di reclusione più di 5 anni di interdizione dai pubblici uffici.

COSA PUO’ SUCCEDERE: La Cassazione può confermare la condanna; rinviare il processo in Appello o formulare un’assoluzione definitiva.

Silvio rimembri ancor chi ti fregò lo «Zibaldone»

TRATTO DA ILGIORNALE.IT DEL 26/07/2013

DI MASSIMILIANO PARENTE

Arriva la traduzione in inglese dell’opera di Leopardi. È stata finanziata da Berlusconi con 100mila euro, ma tutti si dimenticano di dirlo. Del resto, il poeta non è un’olgettina…

Ha ragione Pietro Citati, scrivendo, ieri sul Corriere della Sera, che «mancava alla cultura di ogni paese una figura essenziale: Leopardi». Mancava soprattutto lo Zibaldone in lingua inglese, un’opera fondamentale del pensiero occidentale che adesso, dopo cinque anni di duro lavoro, esce finalmente negli Stati Uniti e in Inghilterra. 

Citati i nomi di chi ha reso possibile un simile progetto li cita uno per uno: il professor Franco D’Intino, Michel Caesar, il Centro Studi Leopardiani, il ministero degli Esteri, l’editore americano Farrar, Straus and Giroux. Che insieme sono una massa di ipocriti, salvo Citati, forse solo disinformato, perché la vera storia è un’altra, talmente emblematica del malcostume italiano che Leopardi l’avrebbe citata come modello negativo nel suo discorso sui costumi degli italiani.

Ve la racconto io, anche perché c’entro in prima persona. A maggio 2007 fui contattato proprio dal professor Franco D’Intino, stava portando avanti la traduzione dello Zibaldone e aveva bisogno di soldi. Gli chiesi quanti soldi, rispose centomila euro. Non glieli dava né il ministero degli Esteri, né il Centro Studi Leopardiani, e quest’ultimo anzi, aveva pressoché bloccato tutto il lavoro. Non glieli dava neppure la Farrar, Straus and Giroux, anzi Jonathan Galassi pretendeva non solo che fosse pagata la traduzione ma perfino le spese di stampa. Stavano andando avanti con le collette online, spiccioli. A quest’ora sarebbero ancora a pagina dieci.

All’epoca facevo solo lo scrittore, e non scrivevo in esclusiva su nessun giornale, però mi venne un’idea e la proposi a D’Intino: perché non facciamo una campagna per chiedere a un imprenditore, un De Benedetti, un Montezemolo, un Armani, di finanziare proprio questa colossale impresa di prestigio culturale internazionale? Girai l’idea all’Espresso, dal quale proprio in quei giorni avevo ricevuto una proposta di collaborazione. Ma dopo settimane di riunioni risposero no, per Daniela Hamaui non era «abbastanza pop», testuali parole. D’Intino sempre più depresso, io gli dissi di non perdere le speranze, qualcosa mi sarei inventato.

Quindi provai con Libero, diretto da Vittorio Feltri, parlandone con il capocultura Alessandro Gnocchi, e mi dettero subito carta bianca: fai quanti pezzi vuoi, è una cosa troppo importante, se vuoi andiamo avanti anche per un mese. Alla faccia della destra ignorante, pensai. Tra parentesi nacque in quel momento la mia collaborazione in esclusiva con Libero e poi con il Giornale, con la stessa carta bianca.

Non fu una campagna lunga, durò appena un appello, in cui esposi la situazione. Non passarono due giorni e con mia grande sorpresa mi telefonò Gianni Letta, e non da Palazzo Chigi bensì da Recanati, dove era andato per verificare il progetto. Mi informò che Silvio Berlusconi era intenzionato a finanziare la traduzione dello Zibaldone, senza se e senza ma. «Quanti soldi servono?». «Centomila euro». «Bene». Trascorsero altri tre giorni e Letta mi richiamò, chiedendomi su quale conto dovesse far pervenire il bonifico di Berlusconi, e al contempo D’Intino mi pregò di non mandare il denaro al Centro Studi Recanati, sarebbe finito chissà dove. Detti quindi a Letta il numero di conto del Leopardi Centre, raccomandandomi di tenere fuori il Centro Studi di Recanati, e dopo una settimana arrivò il bonifico di Silvio Berlusconi a D’Intino, i centomila euro richiesti.

Tutto l’italico, vomitevole schifo ha inizio da quel momento. Neppure il tempo di festeggiare e D’Intino mi telefonò in lacrime: il Centro Studi Recanati, e perfino l’Università La Sapienza, lo stavano isolando perché aveva accettato i soldi di Berlusconi. Obiettai che era assurdo, ma lui continuava a frignare, la sua carriera rischiava di finire. Addirittura? Allora, a malincuore per Leopardi, gli consigliai di non prenderli. Invece i soldi se li tenne, e l’équipe si mise al lavoro. Tuttavia il nome di Berlusconi continuò a non comparire nel sito del Leopardi Centre, neppure a distanza di anni, solo una vaga dicitura: finanziamenti privati. Richiamai D’Intino per avere spiegazioni. Per mio principio, Berlusconi aveva finanziato a fondo perduto e senza nessuna richiesta o clausola, gli bastava andassero avanti. La risposta di D’Intino fu surreale: avevano perso la password. Sebbene il sito continuasse a essere aggiornato. 

Ora finalmente esce lo Zibaldone, e salta fuori che proprio chi ha ostacolato l’impresa se ne prende il merito e viene citato da Citati. Il sottoscritto, tra l’altro, non è stato neppure informato della pubblicazione, immagino neppure Berlusconi. Non essendo Giacomo un’olgettina non interessa a nessuno, non sarà abbastanza pop. Anzi, le olgettine sono un modello etico di gratitudine e lealtà in un’Italia di ingrati approfittatori. Di certo se Leopardi fosse vivo sputerebbe in faccia a tutti.

 

PERCHE’ HO VOTATO “BERLUSCONI” E RIVOTERO’ “BERLUSCONI”(3)

Dopo M5S e Pd tocca ad un elettrice del centro destra a spiegarci perché ha votato PDL e rivoterà il suo intramontabile leader Silvio Berlusconi. Sentiamo la Sig.Ra Antonella.

ANTONELLA NOGARA (60) COMMERCIANTE

“Perché Berlusconi ha un carisma incredibile, attira con il suo personaggio e mi piacciono le sue idee. Le feste a casa sua? Assurdo! A casa propria uno può fare quello che vuole, hanno esagerato in una maniera smisurata perché sono gelosi del suo successo. Alle ultime elezioni di nuovo ha vinto, lui vince sempre e sarà sempre vincitore. Lo rivoterò! Siamo in 10 milioni a volerlo bene e di sicuro lo sosterremo. Un uomo bello, è intelligente, sa parlare con chiunque, educato e garbato, sa trovare i punti in comune con tutti i cittadini, sa trascinare il popolo è così che deve essere un vero leader! Crede in quello che fa. Ed è l’unico leader più forte che abbiamo mai avuto in Italia. Sono orientata verso destra, credo nella libertà. Per me stavamo meglio quando lui era il capo del governo. Spero che torni presto a fare “Presidente del Consiglio”, se di nuovo andassimo alle elezioni lo rivoterei. Fanno di tutto per togliercelo dalla scena politica, ma lui resiste e rimarrà nella politica ne sono sicura. Per il bene del paese abbiamo bisogno di Berlusconi.”

Berlusconi: “Forza Italia? Per giovani e imprenditori”

Italy's former Prime Minister Berlusconi waves during a meeting in RomeTRATTO DA ILGIORNALE.IT DEL 22.07.2013 DI RACHELE NENZI

Il Cavaliere spiega il perché del cambio nome: “Vorremo rivolgerci ai tanti italiani che con passione si interessano al nostro comune destino”

 – Lun, 22/07/2013 – 20:48

 “Abbiamo deciso di tornare a Forza Italia per un motivo che riguardava il nome Popolo della Libertà, fatto di due belle parole, mai usate in realtà, e perché vorremmo, come ci riuscì 20 anni, rivolgerci ai giovani e ai protagonisti del mondo del lavoro per chiedere di interessarsi al nostro comune destino”.

Silvio Berlusconi ha così spiegato il nuovo nome del partito.

“Non è giusto che solo alcuni si interessino del nostro Paese e gli altri guardino da lontano criticando chi invece si impegna”, ha poi aggiunto intervenendo telefonicamente durante l’incontro organizzato da L’esercito di Silvio, “Spero che con il lancio di Forza Italia nel mese di settembre possano aggiungersi a noi tanti italiani con il loro entusiasmo e loro passione”

PROCESSO MEDIASET FATTI RACCONTATI DA FORZASILVIO.IT

Mentre continuano le polemiche su caso Mediaset che vede coinvolto Silvio Berlusconi, e sui probabili effetti del caso sul futuro di governo e all’interno del PDL, sentiamo i fatti accaduti da Forzasilvio.it DEL 10/07/2013

Processo Mediaset: L’assurdità dell’ipotesi accusatoria contro Berlusconi

“Lascereste al suo posto il capo dell’ufficio acquisti dell’azienda di vostra proprietà se veniste a sapere che si fa corrompere e fa la cresta sugli acquisti?” Ovviamente no.
Il Tribunale di Milano prima e la Corte di Appello poi, recependo in maniera acritica l’assurda tesi della Procura di Milano, con pervicacia accusatoria che connota da sempre l’agire a Milano nei confronti del Presidente Berlusconi, ha aperto e trascinato per anni un inverosimile procedimento fondato sul nulla. Tale processo, denominato “diritti Mediaset”, è basato su una ipotesi accusatoria così assurda e risibile che in presenza di giudici non totalmente appiattiti sull’accusa e davvero “super partes”, sarebbe finito ancor prima di iniziare, con grande risparmio di tempo per i magistrati e di denaro per i contribuenti: basti pensare che una sola delle molte inutili consulenze contabili ordinate dalla Procura è costata ai cittadini quasi tre milioni di euro.
Non è azzardato ipotizzare che tra consulenze, rogatorie ed atti processuali questa vicenda sia già costata allo Stato una ventina di milioni di curo. 
Veniamo ai fatti. 
1)    Il gruppo televisivo fondato da Silvio Berlusconi era ed è uno dei principali acquirenti di diritti televisivi al mondo. Una piccola parte, di questi diritti (da 30 a 50 milioni di dollari, sul totale di quasi 1 miliardo di dollari acquistati annualmente) veniva acquistata ogni anno da tale Frank Agrama, un imprenditore americano che operava ed opera nel settore diritti da oltre 40 anni. Agrama, grazie ai suoi rapporti di amicizia con il Presidente della Paramount, Bruce Gordon, godeva di una sorta di esclusiva per la vendita dei prodotti Paramount sui mercati europei ed otteneva dalla stessa Paramount prezzi e condizioni particolarmente favorevoli. 
Secondo alcune testimonianze, Frank Agrama e Bruce Gordon erano soci. Agrama acquistava ogni anno da Paramount l’intera produzione dei film e delle fiction e poi li vendeva, singolarmente o a pacchetti, ai vari operatori europei assumendo su di sé il rischio dell’acquisto globale della produzione Paramount.  
2)    Fininvest prima e Mediaset poi, per acquisire i prodotti Paramount, tra i migliori sul mercato americano, dovevano quindi, necessariamente, trattare sempre e solo con Agrama. Un nuovo amministratore di Mediaset cercò di aggirare questa situazione trattando direttamente con Paramount. Il risultato fu che, quell’anno Paramount cedette tutti i suoi prodotti alla RAI anziché a Mediaset. 
I magistrati milanesi non si arrendono a questa realtà e ipotizzano addirittura che la causa dell’esclusiva di Agrama sarebbe stato il fatto che Silvio Berlusconi sarebbe socio occulto di Agrama e che avrebbe diviso con lui gli utili delle vendite Paramount. 
 Risulta invece incontestabilmente dagli atti che: 
a) Silvio Berlusconi ebbe a conoscere il signor Agrama (due o tre incontri soltanto) agli albori della TV commerciale negli anni ’80 non avendo successivamente alcun rapporto con lui. 
b) Dai conti correnti di Agrama sequestrati dai PM milanesi si evince incontestabilmente che tutti i guadagni provenienti dall’attività commerciale di Agrama sono rimasti nella sua esclusiva disponibilità e che mai somma alcuna è stata trasferita a Silvio Berlusconi. 
c) Nel corso degli anni, Agrama ebbe a versare ad alcuni dirigenti di Mediaset ingenti somme dì denaro in “nero” (in un caso addirittura 4 milioni e mezzo di euro) per far si che l’azienda acquistasse l’intera produzione annuale di Paramount. 
d) Tutti i testimoni ascoltati hanno categoricamente escluso che Silvio Berlusconi si fosse mai occupato dell’acquisto di diritti televisivi. 
e) Tutti i testimoni hanno confermato che dal gennaio 1994, data della discesa in campo nella politica, Silvio Berlusconi dopo essersi dimesso da ogni carica, si è totalmente distinto ed allontanato dalle aziende da lui fondate. 
Silvio Berlusconi, era proprietario al 100% di Mediaset, dopo la quotazione in borsa principale azionista e il principale beneficiario degli utili: mai avrebbe avuto interesse ad acquistare prodotti Paramount in eccedenza rispetto alle esigenze di Mediaset per poi dividere una piccola parte dell’utile con Agrama e mai avrebbe acconsentito al pagamento di tangenti in “nero” a propri dirigenti per agevolare Agrama. 
Gli sarebbe stato sufficiente una semplice telefonata ai suoi sottoposti per ottenere l’acquisto dei diritti esitati da Agrama senza che questi dovesse pagare alcuna tangente, secondo l’accusa per il 50% di pertinenza di Berlusconi. 
Quale imprenditore avrebbe continuato a mantenere come responsabili dell’Ufficio acquisti, (un ufficio che trattava i prezzi e acquisiva annualmente “diritti” per quasi un miliardo di dollari all’anno,) dei dirigenti corrotti che pensavano al loro interesse e non a quello dell’azienda? 
Nessun imprenditore con la testa sulle spalle, avrebbe mai tollerato per più di un minuto la permanenza in azienda di tali personaggi. 
Giudici imparziali.
Il Collegio del Tribunale di Milano, era presieduto dal dott. D’Avossa, giudice già ricusato poiché in altro processo riguardante proprio il Gruppo Fininvest si era espresso affermando che era fatto notorio che in tale gruppo si utilizzassero fondi “neri” ed aveva perciò condannato i dirigenti imputati, che poi furono invece assolti in Appello e in Cassazione per insussistenza dei fatti. 
Il Presidente della Corte d’Appello che ha incredibilmente confermato la sentenza di condanna del Tribunale aveva manifestato pubblicamente la sua disapprovazione nei confronti del Governo Berlusconi. 
I fatti ipotizzati dall’accusa sarebbero accaduti nella prima metà degli anni ’90. La Magistratura, anziché prendere atto dell’intervenuta prescrizione ha invece, con tesi assolutamente pretestuosa, sostenuto che la compravendita dei diritti aveva continuato a produrre i suoi effetti in tutti gli esercizi di bilancio in cui gli stessi diritti avevano trovato utilizzazione, ancorché fossero stati integralmente pagati all’epoca dei contratti primigenii risalenti agli anni ’90 ed interamente ammortizzati nei bilanci aziendali.  
Questi teoremi accusatori sono stati protratti all’infinito solo per poter arrivare a condannare il nemico ideologico e politico Silvio Berlusconi. Ma ciò che rende ancor più assurda tutta questa vicenda è rappresentato dal fatto che i magistrati milanesi, contro ogni logica, non hanno tenuto conto di due precise sentenze della Corte di Cassazione, che con decisioni passate in giudicato hanno statuito l’insussistenza di quei fatti e comunque l’estraneità di Silvio Berlusconi alla gestione di Mediaset proprio negli anni in questione. In qualunque altra sede giudiziaria, dunque, a fronte di decisioni consimili si sarebbe doverosamente ed immediatamente pervenuti ad una sentenza più che assolutoria. 
Ma eravamo a Milano. 

Berlusconi: “Non abbandonerò la mia battaglia per migliorare l’Italia”

Vi riporto la dichiarazione del Presidente Berlusconi, ed è stata inviata per email agli iscritti online di PDL. Ascoltiamo il suo parere. Silvio Berlusconi: “Ero veramente convinto che mi assolvessero perché nei fatti non c’era davvero nessuna possibilità di condannarmi. E invece è stata emessa una sentenza incredibile, di una violenza mai vista né sentita prima, per cercare di eliminarmi dalla vita politica di questo Paese. 

Non è soltanto una pagina di malagiustizia è un’offesa a tutti quegli italiani che hanno creduto in me e hanno avuto fiducia nel mio impegno per il Paese. Ma io, ancora una volta, intendo resistere a questa persecuzione perché sono assolutamente innocente e non voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell’Italia un paese davvero libero e giusto.”